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M5S, le scuse Di Maio ad Uggetti nel silenzio imbarazzato di mezzo Movimento

La Republica News
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Ci sono dei piccoli particolari che a notarli spiegano molto meglio di mille parole. Le scuse di Luigi Di Maio al sindaco di Lodi Simone Uggetti recapitate attraverso il Foglio, seppur rappresentino un notevole fatto politico e simbolico se non una vera e propria svolta per i 5 Stelle, non sono state pubblicazzate sui social. Né dallo stesso ministro, né da Giuseppe Conte – che ha confermato il contenuto della lettera – né dal profilo ufficiale del M5S.

Le scuse, o per meglio dire la moderazione nei toni di fronte a vicende giudiziarie che toccano la politica, è un argomento da addetti ai lavori, da politica di palazzo e da commentatori, ma non da battaglia né per scaldare la base. Anzi. “Occorre usare due registri e Di Maio che è un politico vero lo sa – racconta un alto in grado del Movimento – giusta una settimana fa quando hanno arrestato il sindaco leghista di Foggia sulla nostra pagina social abbiamo fatto un post scrivendo ‘chissà perché capita sempre a loro’, per dire la discrepanza…”.

La base, o quel che resta della base, è sempre più insoddisfatta per la piega che sta prendendo il Movimento al governo con Mario Draghi. Lo stesso vale per un’ampia fetta di parlamentari, che però pubblicamente preferiscono soprassedere. Anche perché alternative all’orizzonte non se ne vedono. Certamente l’approccio garantista di Di Maio, o da ‘neo-umanesimo’ secondo la definizione di Conte, rappresenta di per sé un ulteriore passaggio verso la maturità del M5S (secondo alcuni) o la completa cooptazione nel cosiddetto sistema (secondo altri).

“La maggior parte degli attivisti non l’ha presa bene – dice un altro parlamentare – anche perché Uggetti stesso aveva ammesso di aver fatto pressioni nella vicenda che l’avevo visto coinvolto, non sempre si può valutare l’opportunità politica di un comportamento con una condanna o meno. Quindi ritengo il tutto delirante e totalmente contrario alla nostra storia”.

Altro capitolo, ma contiguo alla faccenda, è quello legato alle minacce ricevute dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il suo ampio utilizzo dei voli di Stato anche per esigenze personali, documentato anche da Repubblica, era anch’esso diventato oggetto di scontro politico. Ampiamente cavalcato dal M5S. Come spesso avviene sui social però la cosa è scappata di mano e ad esempio il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, che aveva twittato un tutto sommato moderato “sono i cittadini a pagare quei voli e attendono una risposta”, ha cancellato il tutto. “Un contributo fattivo alla eradicazione del malcostume di spargere odio in rete deve essere offerto dal punto di vista culturale”, riflette oggi Sibilia.



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