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“Maradona poteva salvarsi se ricoverato, è morto dopo 12 ore di agonia”: nuovi dettagli dalla perizia della Procura

La Republica News
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Nuovi dettagli sulla morte di Diego Armando Maradona emergono dal rapporto della commissione incaricata dalla procura di San Isidro di far luce sul decesso dell’ex Pibe de Oro, avvenuto il 25 novembre scorso all’età di 60 anni a causa di un arresto cardiaco in una casa nel quartiere di San Andrés, a Tigre. Nella perizia di 70 pagine, anticipata già nei scorsi, gli esperti parlano di “comportamento inadeguato, sconsiderato e carente”. Maradona – come evidenziato dal documento pubblicato dalla stampa argentina – “avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivenza se fosse stato ricoverato in un centro sanitario polivalente”. Sarebbe invece, è questa una delle conclusioni, stato abbandonato dai medici che lo avevano in cura e sarebbe morto dopo 12 ore di agonia.

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La Procura ha messo in piedi la commissione per capire se sarebbe stato possibile evitare la morte dell’ex giocatore del Napoli. I lavori, avviati l’8 marzo, hanno prodotto un documento di 70 pagine, composto da 13 punti, inviato al procuratore generale di San Isidro, John Broyad. L’indagine è stata invece coordinata dai pm Patricio Ferrari, Cosme Iribarren e Laura Capra.

La commissione medica era composta da venti esperti, tra patologi forensi che hanno eseguito l’autopsia e specialisti di varie discipline, e ha concluso che il fuoriclasse “avrebbe avuto maggiori possibilita’ di sopravvire” se fosse stato ricoverato in un centro di assistenza adeguato. “Tenuto conto del quadro clinico, clinico-psichiatrico e delle cattive condizioni generali, avrebbe dovuto continuare la riabilitazione e le cure multidisciplinari in un istituto appropriato”.

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L’indagine si concentra su sette persone: il neurochirurgo Leopoldo Luque e della psichiatra Agustina Cosachov, i medici che avevano in cura l’ex calciatore. Gli altri cinque operatori sanitari accusati sono lo psicologo Carlos Daniel “Charly” Díaz, gli infermieri Dahiana Gisela Madrid e Ricardo Omar Almiron, il medico che ha coordinato il ricovero domiciliare per la Swiss Medical, Nancy Forlini, e l’infermiere che aveva un ruolo di coordinatore, Mariano Perroni.

Il documento spiega come Maradona “fosse un paziente complesso con molteplici patologie e che non era in pieno uso delle sue facoltà mentali al momento della dimissione dall’ultimo ricovero”. Secondo gli esperti, “i segni di pericolo di vita presentati dal paziente sono stati ignorati mentre a Maradona non sono stati garantiti controlli e assistenza corretti dal punto di vista medico, infermieristico e terapeutici nel tempo e nella forma”.

A Maradona è stato inoltre somministrato “un farmaco controindicato per i pazienti con disturbi cardiaci. Non si può escludere – spiega il documento – che il farmaco abbia avuto un’incidenza sull’esito fatale”.



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