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Marcello De Vito esce dal Movimento 5 stelle: “Non avverto più alcun senso di appartenenza”

La Republica News
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Un addio atteso da tempo e che ora è ufficiale: il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito è uscito dal Movimento 5 Stelle ed è il sesto consigliere ad abbandonare il gruppo capitolino. De Vito alle elezioni del 2016 è stato il più votato del consiglio comunale ma la sua avventura politica iniziata con i grillini quattro anni prima è lastricata di delusioni: “ll mio percorso nel M5S finisce qui – scrive sulla sua pagina Facebook – Dopo 9 lunghi anni, intensi, importanti, decido di uscirne. Il motivo è che non avverto più alcun senso di appartenenza. Questo è il risultato delle tante ‘capriole ideologiche degli ultimi due anni”. Nel lungo post le elenca tutte e non risparmia nessuno, dalle decisioni prese dai vertici stellati alla ricandidatura agostana della sindaca Virginia Raggi.

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Ciò che proprio non tollera De Vito è che nel M5s si sia passati dal “mai col Pd” all’alleanza giallorossa del governo Conte bis. Che Luigi Di Maio, capo politico del Movimento fino al 2019 non sia stato sostituito 30 giorni dopo come da regolamento; che Vito Crimi sia diventato un “reggente eterno” invece che a tempo determinato e, tra le altre cose, che siano stati “smantellati due totem, come il divieto di alleanze ed il vincolo dei due mandati, in 24 ore e con una votazione agostana senza alcun vero dibattito”. Quella stessa votazione che diede il via libera alla ricandidatura di Raggi.

Adesso, conclude De Vito “il mio impegno politico prosegue. Guardo avanti con forza, determinazione e fiducia”. E verosimilmente guarda al centrodestra, a cui il presidente dell’Assemblea capitolina si è avvicinato soprattutto nell’ultimo periodo. Un suo ingresso in un partito tradizionale tra Lega, Forza Italia o Fratelli d’Italia, sarebbe per De Vito un vero e proprio ribaltone. A convincerlo ad entrare in politica, infatti, era stato proprio lo spirito “anticasta” del Movimento che tra un Vaffa day e uno Tsunami tour si presentava come un’alternativa ai partiti tradizionali. Altri tempi: era il 2012 e l’anno dopo De Vito si presentava come candidato sindaco per il M5s sfidando Ignazio Marino e Gianni Alemanno.

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Lui, Virginia Raggi, l’ex assessore allo Sport Daniele Frongia e Enrico Stefàno sono entrati in Campidoglio e hanno portato avanti un’opposizione fatta anche di colpi bassi (di cui poi De Vito si è pentito), nei confronti di Marino. Come quando portarono in Aula le arance, destinate ai detenuti, “in omaggio” all’ex sindaco, all’epoca coinvolto nello scandalo scontrini. Un gesto che si è rivelato un boomerang nel 2019, quando De Vito era presidente dell’Assemblea da oltre due anni ed è stato arrestato per corruzione nell’ambito di un filone dell’inchiesta sullo stadio a Tor di Valle. In quel caso fu lui a subire la mancanza di garantismo e non da parte dei partiti dell’opposizione, ma dal suo stesso capo politico: Luigi Di Maio, commentando l’arresto, disse che le strade De Vito e quelle del M5s si dovevano dividere.

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In realtà il presidente dell’Assemblea capitolina dopo otto mesi venne scarcerato e nel novembre 2019 si ripresentò al suo posto in Campidoglio, nonostante il fatto che comunque De Vito deve affrontare il processo per corruzione e i tanti i malumori del gruppo. Con cui non è mai riuscito a ricucire i rapporti e con cui adesso ha chiuso definitivamente.



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