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Martino, autotrasportatore morto di lavoro a Verona: nel disegno dei suoi bimbi è già un angelo

Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. Una Spoon River che racconta le vite di ciascuna vittima, evitando che si trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro Paese una media di tre lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e “Morire di lavoro” vuole essere un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fino a quando avrà termine questo “crimine di pace”.

C’era anche il suo Landini 55 sul sagrato della chiesa, un bellissimo trattore d’epoca tirato a lucido. E poi c’era quel disegno struggente fatto dai tre figli (Matteo, Francesca e Federico, cinque, otto e undici anni): Martino con un’ala da angelo saluta tutti e dice al vero angelo, con l’altra ala, che sta arrivando, che lo sta raggiungendo. Martino Vallarsa, 46 anni, autotrasportatore, è morto di lavoro a Pressana, nel Veronese: è caduto nella grande cisterna del camion con rimorchio durante le operazioni di carico di cereali da consegnare quella mattina. E’ successo a una manciata di chilometri dalla sua casa di Zinella dove Martino era amatissimo. Per la generosità, il buon umore che sapeva trasmettere soltanto con lo sguardo. E la passione per i trattori d’epoca, condivisa con gli amici del gruppo ‘Gli Aratori dell’Adige Guà’: raduni, sfilate nei paesi del Veneto, cene, arature (anche notturne), sgranature, con nelle orecchie e nel cuore lo scoppiettare dei motori agricoli. “Grazie di tutto Martino – hanno scritto quelli del gruppo – e, se puoi, daghe dentro anche lassù!”.



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