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Mascherine per le mucche: così si filtra il metano e si vince la sfida climatica

La Republica News
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Mascherine anche per le mucche. Non quelle per contenere la pandemia che noi umani dobbiamo indossare ogni giorno per arginare il coronavirus, ma speciali maschere in plastica pensate per i bovini con lo scopo di frenare un’altra crisi: quella climatica. Come noto, l’agricoltura intensiva e i suoi meccanismi sono una delle fonti più importanti di emissioni e gas serra. Se si osserva l’impatto degli animali allevati in grandi quantità per soddisfare la nostra domanda di carni e latticini c’è un dato al quale da tempo si sta cercando di ovviare: il 39% dell’ “impatto di animali” da allevamento sulle emissioni è legato proprio ai processi digestivi dei ruminanti e alla loro emissione di metano. 

A differenza di quello che si potrebbe pensare, più che quelle dovute alle flatulenze, la maggior parte (oltre il 90%) delle emissioni di metano dovuta a batteri e processi digestivi è causata attraverso bocca e naso delle vacche, sotto forma di rutti e respiro. Per tentare di fermare questa produzione di metano da tempo si studiano vari sistemi, dall’uso di alghe nell’alimentazione sino all’aglio, ma si stanno sviluppando anche dispositivi – basati su mascherine in grado di ridurre le emissioni  – su cui ora il gigante dell’agricoltura e dei cibi Cargill, multinazionale americana, ha deciso di investire. 

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Dal 2022 Cargill potrebbe infatti iniziare a vendere a circa un’ottantina di dollari l’anno a bovino queste speciali mascherine che, usando una tecnologia sperimentale, sarebbero in grado di assorbire il metano o per lo meno di far sì che non venga rilasciato in atmosfera. Si tratta di mascherine sviluppate da una start up chiamata Zelp (abbreviazione di Zero Emissions Livestock Project) che sostiene che con il tempo attraverso l’uso di questi dispositivi si arriverà a ridurre le emissioni di metano nell’ambiente prodotto dai bovini fino al 60%.

La maschera, per lo più costituita da plastica, si attacca al muso del bovino e incorpora le narici: all’interno della mascherina dei piccoli ventilatori alimentati ad energia solare intrappolano in una camera con filtro il metano emesso e una volta saturo il filtro è sostituibile e grazie a una reazione il metano viene trasformato in CO2. Si tratta di una sorta di convertitore catalitico, ma pensato per le mucche. Cargill ha dunque puntato su questo sistema e – come racconta Bloomberg – dal 2022 inizierà ad offrire i dispositivi agli allevatori del mercato europeo, probabilmente con un sistema di abbonamenti annuali. In questo modo gli allevatori potrebbero cercare di diminuire l’impatto degli allevamenti e contribuire in maniera più efficace alla lotta al surriscaldamento.

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Francisco Norris, Ceo di Zelp, si è detto soddisfatto dell’accordo con Cargill che è “in una posizione unica per distribuire la nostra tecnologia a un gran numero di clienti” e ha spiegato che la start-up mira a produrre 50mila mascherine il primo anno di attività e 200mila il secondo, per iniziare.  Come ha raccontato Cargill, l’interesse per questi dispositivi sta anche nel fatto che potrebbero integrare nuovi sistemi che si stanno già sperimentando per diminuire il metano, come additivi nei mangimi, alghe e altre soluzioni.

Prima di una vendita globale le mascherine per mucche dovranno comunque superare una serie di test che dovranno tener conto sia dei valori di metano assorbiti, sia del benessere dell’animale. Una volta passati i test e validata la tecnologia, l’altra sfida sarà poi quella di convincere gli allevatori a investire nell’uso delle mascherine: una convinzione che potrebbe passare per incentivi, premi per aziende che sostengono alti standard ambientali e di benessere animale oppure compensazioni di carbonio.



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