Matteo Renzi all’assemblea di Italia viva. “Con Letta svolta, ma per riformismo servono i fatti”

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“Il Pd guidato da Enrico Letta rappresenta oggettivamente una svolta rispetto all’epoca di Zingaretti”, ma per la primavera del riformismo bisogna passare “dalle parole ai fatti”. Così Matteo Renzi nel discorso di apertura della quarta assemblea nazionale di Italia Viva, partito da lui fondato nel settembre 2019, questa volta interamente online causa pandemia.

Renzi raccoglie dunque la sfida di Letta sul riformismo e rilancia: bisogna passare al confronto sui fatti. Giustizia e diritti in primis. La ‘Primavera delle idee’ è la proposta di Renzi al suo partito prossimi tre mesi, da domani al 21 giugno. L’ex premier non rinnega in alcun modo le scelte di Iv sulla crisi di governo, anzi: l’avvento di Draghi è la sconfitta del populismo con l’Italia che torna ad avere una “leadership” credibile a livello internazionale. Sul Pd osserva: era “ostaggio” di Conte, ma chi ha detto ‘O Conte o morte’ e voleva asfaltare Iv è ‘andato a casa’. Renzi riconosce la “svolta” di Letta ma gli chiede di prendere posizione: non si può andare alle elezioni in compagnia dei “sovranisti e dei populisti”. L’analisi sul Movimento 5 stelle è netta: sono ‘dilaniati’, attaccati alle poltrone. E punta il dito contro Beppe Grillo responsabile con i suoi atteggiamenti della “cultura dell’odio” in politica.

Chi non se la sente, vada. Noi mai candidati con i sovranisti

Rivolto ai tre parlamentari che secondo Repubblica sarebbero intenzionati a tornare nel Pd (i due senatori Eugenio Comincini e Leonaro Grimani e il deputato Camillo D’Alessandro), afferma: “Chi vuole andare vada, lo saluteremo con un abbraccio. Da noi non ci sono lucchetti”.

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E, contrariamente alle voci di accordo con il centrodestra alle prossime comunali a Torino, ribadisce che mai Iv potrà allearsi con sovranisti e populisti: “Noi non vogliamo andare alle elezioni con i sovranisti e non lo faremo. E non vogliamo candidare le nostra esperienze con i populisti e non ci candideremo con i populisti”.

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Chi diceva ‘Conte o morte’ è andato casa

Torna poi ai motivi che l’hanno spinto a togliere il suo sostegno al Conte 2: “C’è stato un Pd sotto incantesimo, con Conte unico elemento di coesione del centrosinistra. Ora c’è una possibilità diversa per il centrosinistra perché M5S sono dilaniati e divisi”. E rimarca: “Quelli che dicevano ‘o Conte o morte’
sono andati a casa, noi siamo qui. Quelli che ci dicevano ‘vi asfalteremo’ sono andati a casa, noi siamo qui. E già, siamo sempre qua”, afferma citando Vasco Rossi. Nel giro di due mesi “l’Italia è tornata ad essere una grande potenza mondiale” ribadisce l’ex premier. “Non ci credeva nessuno, ci davano per dei pazzi”, sottolinea e, sulla crisi di governo che ha portato Draghi alla guida dell’attuale esecutivo, aggiunge: “Si è restituita una leadership credibile” al Paese, non ho nostalgia dei Ciampolillo e dei Casalino”.

Riforme e Mattarellum

“Se davvero si vuole affermare l’inizio di una nuova stagione riformista, passiamo dalle parole ai fatti e indico alcuni temi su cui volentieri lanciamo la sfida sui contenuti a chi si proclama riformista: giustizia, sud, cantieri, diritti, riforme, lavoro. Questi sono i contenuti del riformismo, vediamo il Pd da che parte sta”, prosegue Renzi. E aggiunge: “Siamo pronti al confronto, ma va spezzata insieme la catena di odio che la politica italiana ha creato in questi anni e che ha un grande responsabile: l’atteggiamento di Beppe Grillo”.

Un accenno anche alla legge elettorale e alla proposta di Letta di rilanciare il Mattarellum: “Siamo passati dal proporzionale al Mattarellum, bene. Anche se temo non se ne farà nulla”, conclude Renzi.

legge elettorale

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La primavera delle idee

Renzi infine lancia la  “primavere delle idee: cantieri aperti di dibattito dal 21 marzo al 21 giugno che significa aprirsi, ascoltare per entrare in sintonia con la realtà profonda del Paese”.

“A chi chiede come può un partito con il 2% dettare la linea, rispondo ‘si chiama politica’ – conclude – Il sondaggio è un istante, di per sé non fonda una cultura politica. Il primo effetto di questo passaggio di governo è che abbiamo guadagnato del tempo: Italia viva ha due anni per discutere che cosa vuole essere da grande e lo faremo insieme”.

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