Maurizio Martina dalla politica alla diplomazia internazionale Portero alla Fao leredita di Expo 2015

Maurizio Martina, dalla politica alla diplomazia internazionale: “Porterò alla Fao l’eredità di Expo 2015”

La Republica News
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C ‘è un’immagine che, sfogliando un album “pieno di cose faticose, ma anche straordinariamente belle”, Maurizio Martina ama ricordare: “L’emozione nei volti di chi usciva, arricchito, incuriosito, affascinato, dai padiglioni di Expo. Mi capita ancora di ricevere con orgoglio una mail o di essere fermato per strada da qualcuno che mi racconta della sua visita”. E adesso che, “dopo più vent’anni di militanza politica diretta”, l’ex ministro ed ex segretario regionale e nazionale del Pd lascia il Parlamento e ogni incarico di partito per diventare Special advisor e vicedirettore generale aggiunto della Fao, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, Maurizio Martina dice di farlo anche in nome del 2015. E di quella Carta di Milano che lui stesso presentò all’Onu e che, sul fronte del diritto al cibo e della lotta agli sprechi, venne presentata come eredità culturale dell’Esposizione.

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Martina, esattamente che cosa prevede il suo nuovo incarico diplomatico internazionale?

“Nello specifico mi occuperò del lavoro che la Fao farà con il G20, che quest’anno è a presidenza italiana, e del percorso Fao per il prossimo Food summit promosso dall’Onu. Poi, ci sarà da seguire anche l’iniziativa della “Food coalition” presentata proprio dal nostro Paese”.

Ecco, ma di Expo che cosa si porterà nel suo nuovo ruolo?

“Tutto. Dell’esperienza fatta prima, durante e dopo Expo, per provare a dare contenuti forti a quel grande appuntamento voglio utilizzare l’intero bagaglio. Rispetto a sei anni fa, il mondo è cambiato, ma quelle istanze che avevamo affermato con la Carta di Milano a maggior ragione oggi dopo la pandemia sono drammaticamente attuali”.

Quindi la Carta non è morta? Nel 2015 venne firmata da più di un milione di persone, compresi capi di Stato e di governo, ma poi è sembrata uscire dai radar.

“Non solo non è morta, ma per me rimane preziosa. Expo ha generato diverse eredità sul tema “nutrire il pianeta, energia per la vita”. Mi è capitato spesso di incrociare città, associazioni, imprese e territori che, richiamando l’impegno del 2015, hanno cercato di fare la propria parte. A cominciare dal Comune di Milano che, con la sua food policy, è diventato un punto di riferimento per le politiche urbane sul cibo e contro lo spreco anche fuori dai confini nazionali. E poi, quello che sta succedendo sull’ex sito”.

Che cosa, in particolare?

“L’avvio di Human Technopole: quando iniziammo la sfida per creare un centro di ricerca sulle scienze della vita in molti non ci credevano e guardavano al progetto con ostilità. Ma anche quella oggi è una realtà che racconta come l’Italia e Milano abbiano cercato di interpretare il messaggio. D’altronde, avendo frequentato anche in questi mesi il dibattito europeo e internazionale, e lo stesso passaggio della Fao lo conferma, le posso assicurare che l’esperienza italiana di Expo è una carta molto riconosciuta nel mondo”.

Parlava di eredità di Expo e della Carta: concretamente, quali sono?

“In coerenza con la dignità del lavoro che affermavamo, abbiamo fatto una legge nazionale contro il caporalato. E poi lo sforzo, vero, per l’equità dei prezzi a tutela dei produttori agricoli, con il movimento che ha portato a una direttiva europea contro le pratiche sleali, la legge contro lo spreco alimentare e quella per i distretti locali del cibo per valorizzare i territori… C’è un’agenda post Expo che abbiamo cercato di seguire”.

Un’agenda che è cambiata e come con il Covid?

“Il virus è stato un drammatico acceleratore della fame, ovunque nel mondo, e la crisi sanitaria e ambientale hanno proprio nelle questioni alimentari e agricole un punto di caduta essenziale”.

Che effetto le hanno fatto quelle immagini della fila interminabile di persone che a Milano chiedono cibo alla sede di Pane Quotidiano?

“Ecco, quella fila è “La Questione”. Rendersi conto che a ogni latitudine, anche nel cuore dell’Occidente e delle nostre metropoli, la pandemia ha sconvolto le vite di persone che fino a poco tempo fa non avevano bisogno di aiuto e oggi non sanno come mangiare è la priorità. Avviene a Milano. E avviene a Bergamo, la mia città. Sapere che, in un centro che storicamente stava bene, ci sono state duemila famiglie che per la prima volta si sono rivolte al Comune per accedere a un servizio sociale dà la misura di quanto tutto questo ci debba riguardare”.

Quanto le costa lasciare la politica?

“Tanto, perché sono nato e cresciuto nella militanza politica, da quando, era il 1999, mi sono candidato per la prima volta al Consiglio comunale di Mornico, il mio paese di origine. È un cambio importante e per me molto emozionante, ma quello che ricoprirò da lunedì è un incarico diplomatico internazionale che non ammette sovrapposizioni. È giusto che ci sia una netta distinzione, anche se i valori, quelli saranno sempre gli stessi”.



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