Max Pezzali Sono troppo vecchio per essere giovane e troppo giovane per essere vecchio

Max Pezzali: “Sono troppo vecchio per essere giovane e troppo giovane per essere vecchio”

La Republica News
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Prima o poi tutti diventiamo adulti, che ci piaccia o no. A molti non piace, alcuni invece trovano il cambiamento importante o addirittura necessario, altri ci pensano su, indecisi su quale atteggiamento prendere. Max Pezzali, cinquantatré anni, un passato come 883, ne prende atto e ci fa un disco, parlando di quella che un tempo sarebbe stata definita “mezza età”, in un pugno di canzoni che lo vedono, comunque, cresciuto, cambiato, per molti versi maturo. E se in alcuni casi si fa accompagnare da altri signori di mezza età come lui, J-Ax e Tormento, in un altro cerca il sostegno di un giovanotto come Gionny Scandal, se in alcune canzoni gioca volentieri con la nostalgia dei “bei tempi che furono”, in altre è con entrambi i piedi ben piantati nella contemporaneità. “Sì, parlo dell’essere in mezzo”, ci dice raccontando l’album, intitolato Qualcosa di nuovo, in uscita venerdì prossimo, a cinque anni di distanza dal lavoro precedente, prodotto da Michele Canova.Che vuol dire “essere in mezzo”?”Beh, forse il fatto che sei troppo vecchio per essere giovane e troppo giovane per essere vecchio, non avere quindi, o non sentirsi parte di qualcosa di preciso. Quindi ho trovato una valida alternativa alla psicoterapia nel fare i testi delle canzoni. Quando sei da solo e scrivi scopri molte più cose di te stesso, ti chiedi come mai ti sia venuta in mente quella parola o quella frase, ragioni su cose alle quali avevi fatto poco caso. Io non le scrivo sapendo esattamente il perché, lo cerco dopo, e questo magari affonda in un mio problema… il potere terapeutico delle canzoni è prevalentemente per chi le scrive, al di là di quello che arriva a chi le ascolta. Scrivendo le canzoni di questo album ho fatto uno scatto nell’ingranaggio, un momento di autoanalisi, mi sembrava giusto fare i conti con me stesso in un momento in cui mi sentivo staccato dalla realtà, in questa curiosa terra di mezzo”.

Con Fabio Volo, protagonista del video Qualcosa di nuovo (ansa) Hanno influito anche le limitazioni imposte dalla pandemia?”Sì, certamente, buona parte dell’album è stata fatta in remoto, ho cominciato a lavorare prima del lockdown ma l’ho finito in isolamento. Tutte le voci le ho registrate in cantina da me, è triste da dire ma è il nostro tempo. A casa registri lo stesso con un livello di qualità eccellente ma non hai un contatto con nessuno, lavori davvero in isolamento e questo sicuramente ha inciso sul risultato finale”.Qualcosa di nuovo comunque c’è anche dal punto di vista musicale…”C’è la voglia di giocare un po’ con le atmosfere e con i suoni. Io, di base, sono dell’idea che oggi come oggi nessuno si strapperebbe i capelli se io non facessi un disco nuovo, sono cosciente della non necessità di una cosa nuova mia in un mondo in cui escono tante cose nuove interessanti. Quindi, se lo faccio è perché penso di poter dare un punto di vista un pelino spostato e obliquo. Ma mi accontenterei anche di aver fatto quello che ho sempre fatto aggiungendo qualcosa senza rovinare tutto”.Italian TechSpeak, Pezzali spiega cosa vuol dire il verso ‘sul caffè’ de “Hanno ucciso L’Uomo Ragno”

Possiamo dire che non è un disco di genere. C’è un po’ di tutto, dal rock, al pop, dalle sonorità anni Ottanta a quelle di oggi. Ma lasciando fermo lo ‘stile Pezzali’.”Avendo avuto come molti, anche prima del lockdown, tanta roba da ascoltare in giro, ho fatto una considerazione: gli anni ottanta e novanta vivono un eterno giorno della marmotta, l’album di The Weeknd è così, l’album di Dua Lipa è così, nessuno si nasconde più, c’è chi fa musica come la farebbero i gruppi di synth pop degli anni 80 e chi fa la dance degli anni 90. Quei suoni però non identificano più un epoca, sono diventati uno stile, utilizzabile perfettamente anche oggi. Certo, questo rende difficile se non impossibile definire quale sia il suono dei nostri tempi, ce ne sono centomila, tutti insieme, è tutto un continuo cogliere e prendere in base al gusto momentaneo senza pregiudizi e senza porsi troppo il problema. Ma a me piace, va bene, credo questo sia il mentre del nostro tempo”.Colpa o merito anche dell’orizzontalità delle piattaforme di streaming?”Esattamente, l’orizzontalità di Spotify, ma anche Tik Tok, vedi il caso dei Fleetwood Mac tornati in classifica con un pezzo del 1977 diventato virale. Va bene tutto, di ieri o di oggi, se è fico lo è anche per trenta secondi e diventa un trend inarrestabile. Il senso del tempo non è più una linea certa, è evanescente, polverizzato, è tutto un eterno presente”.E lei, in questa situazione, è diventato un po’ più cantautore, anche nel modo di cantare…”Non lo so, quando penso al termine cantautore mi vengono in mente solo artisti più bravi di me, quindi non faccio il paragone…”.


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