Meloni da Biden, ma i temi Lgbtq+ dividono Roma e Washington

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Washington. Per la quarta volta nel giro di pochi anni Washington accoglie un Presidente del Consiglio italiano che potrebbe cambiare il corso della politica non solo in Italia, ma anche in Europa. Giorgia Meloni arriva in effetti alla Casa Bianca con credenziali impeccabili per l’America, sia sul piano della Sicurezza che del progressivo distacco dai movimenti di estrema destra in Europa.

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Se non fosse che una nuvola si aggira su questo viaggio: quella dei diritti civili per la comunità Lgbtq+, tema delicato e caratterizzato da un equivoco: se a Roma e in questa maggioranza parlamentare non si percepisce quanto la questione sia centrale per le libertà civili americane, in America non si percepisce quanto, anche a sinistra, le posizioni, ad esempio per l’utero in affitto, siano da noi molto più conservatrici e ambigue di quelle americane. E dunque si semplifica sul tema, con giornali americani mainstream che rilevano nel governo derive di estrema destra, negative per il nuovo corso politico che la Meloni sta costruendo.

Anche altri due dei quattro Presidenti del Consiglio in visita a Washington in tempi recenti davano a Washington impressioni molto rassicuranti. Mario Monti e Mario Draghi, rappresentavano la sponda razionale e tecnica su cui si auspicava il rimbalzo per un consenso più ampio attorno a valori centristi. Ma non funzionò per i limiti intrinseci in un mandato tecnico.

Il terzo, Matteo Renzi, accolto trionfalmente da Barack Obama, rappresentava la sponda politica attorno alla quale sembrava coagularsi un nuovo centro. Sappiamo come è andata a finire. Resta la Meloni. Il suo graduale spostamento verso un centro destra conservatore piuttosto che populista o estremista prosegue e rassicura Washington. Anche perché, come si diceva, sul piano degli impegni concreti la nostra Presidente del Consiglio arriva nella Capitale americana con un pedigree impeccabile: ha aderito senza mai esprimere un dubbio alla Nato, all’Alleanza Atlantica, alla guerra contro l’Ucraina, all’euro e all’Unione Europea pur mantenendo un confronto dialettico ad esempio sul Pnrr.

Ha anche attaccato la Russia e, come abbiamo anticipato su queste pagine, alla scadenza, fra pochi mesi, non rinnoverà l’accordo con Pechino per la Via della Seta. Anche perché i contesti politici a cui faceva riferimento quell’accordo sono stati superati. Ad esempio per l’allineamento della Cina al fianco della Russia nella guerra in Ucraina. Pechino è pragmatica ed è informata, si rende conto che un paese come l’Italia non potrà rinnovare un accordo politico oltre che economico con una potenza apertamente ostile ad alcuni capisaldi della sicurezza europea.

Questo non significa che il dialogo economico e commerciale debba interrompersi. E l’America di Biden per prima dovrà essere comprensiva e aperta su questo fronte con la Meloni, visto che la stessa Amministrazione ha inviato ben tre ministri “pesanti” negli ultimi due mesi a Pechino, Janet Yellen, Tesoro, Tony Blinken, dipartimento di Stato e John Kerry, Ambiente. Obiettivo? Tenere il canale del dialogo aperto per non perdere una parte di quel 70% di crescita della domanda globale che ci si attende dall’Asia e dalla Cina in particolare nelle ultime proiezioni. Questo sentimento si registra anche alla Commissione Cina della Camera, con spirito bipartisan.

Biden, ma anche il Congresso, saranno dunque pronti a dare fiducia al Presidente del Consiglio anche perché dietro di lei non ci sono altri interlocutori possibili. Conte (che visitò inutilmente a sua volta la Casa Bianca) o Salvini rappresentano due estremi che hanno prodotto con il loro governo giallo rosso di matrice populista non pochi grattacapi agli Stati Uniti.

Berlusconi, garante di un certo mondo politico è passato a miglior vita. La Schlein dimostra di avere idee confuse soprattutto su paradigmi irrinunciabili per la sicurezza dell’Occidente. Sul piano europeo la Meloni avrà più influenza nella coalizione di destra: con la sconfitta di Vox, la sua permanenza nella destra piuttosto che nel Ppe metterà in minoranza le intransigenze ad esempio di Orbàn in Ungheria o di una Le Pen in Francia con l’obiettivo di costruire una destra conservatrice moderata, alla Prezzolini. Il percorso è necessario per mantenere una maggioranza dell’elettorato che ha già ridimensionato le frange di estrema destra ancora presenti in Fratelli d’Italia. Un successo di questo viaggio americano rafforzerà la credibilità dell’obiettivo politico della Meloni. Metterlo a rischio per rigidità sui diritti Lgbtq+ dimostrerebbe ingenuità politica anche nei confronti dell’America. E sappiamo che la Meloni tutto è tranne che ingenua.

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