Messe No ecco a cosa pensa Papa Francesco. Becchi un siluro politico sul Vaticano

“Messe? No, ecco a cosa pensa Papa Francesco”. Becchi, un siluro politico sul Vaticano

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Paolo Becchi – Giuseppe Palma 30 dicembre 2020

Se il primo lockdown potesse riassumersi in una immagine, sarebbe forse quella dei Carabinieri che irrompono in una Chiesa durante una messa alla presenza di una quindicina di persone, tra cui sei familiari di morti per Covid che non avevano avuto il funerale. La Conferenza Episcopale Italiana (CEI), l’assemblea permanente dei Vescovi italiani, durante il lockdown di marzo e aprile non ha aperto bocca sulle restrizioni governative in materia religiosa, neppure sul divieto di “estrema unzione” o della confessione per chi era in fin di vita. Funerali vietati e obbligo di cremazione, questo è ciò che la Chiesa ha accettato. Eppure durante le pestilenze o le guerre del passato, la Chiesa è sempre stata in prima linea nel dare ristoro proprio agli ammalati secondo l’antico precetto cristiano di visitare gli infermi, precetto che risale alla parola di Gesù (Mt. 25,36). E non dimentichiamo, per fare solo un esempio, Francesco, il Santo, nei confronti dei lebbrosi: «Il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia».
Da ultimo l’adeguamento della CEI alle disposizioni governative sul Natale, con la nota vicenda della Santa Messa della Vigilia entro le 22 e non a mezzanotte. Eppure i Vescovi avrebbero potuto autorizzare la tradizionale messa di mezzanotte, informando i fedeli delle sanzioni previste dallo Stato italiano, ricordando peraltro che i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica non prevedono alcun adeguamento degli uni alla legislazione degli altri. La Chiesa poteva farlo e avrebbe mandato un forte messaggio in tutto il mondo. A tal riguardo l’art. 7 della Costituzione così si esprime: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». È la disposizione di rango costituzionale che sancisce la piena indipendenza e sovranità dello Stato dalla Chiesa e viceversa, secondo il principio liberale “libera Chiesa in libero Stato”. La regolamentazione dettagliata dei rapporti passa per la strada delle intese concordate: la prima i Patti Lateranensi del 1929, successivamente il Concordato del 1984. In primis va osservato che nessuna norma di entrambi i trattati impone ai due ordini di adeguarsi alle legislazioni dell’altro. In particolare il Concordato del 1984, oltre a riaffermare che i due ordini sono indipendenti e sovrani (art. 1), al primo comma dell’art. 7, richiamando espressamente l’art. 20 della Costituzione, “riafferma che il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative “.
La norma concordataria ripropone il medesimo contenuto dell’art. 20 della Costituzione, e rispondeva anzitutto all’esigenza di garantire la libertà delle istituzioni e delle associazioni religiose che non possono essere sottoposte a speciali limitazioni legislative da parte dello Stato italiano. La libertà religiosa e di manifestazione del culto, incontrano il solo limite costituzionale del “buon costume” e non quello dell’ordine pubblico o della sicurezza (su precisa scelta del Costituente) e non possono dunque essere limitate da parte dello Stato neppure nella loro manifestazione pubblica, come ad esempio il recarsi in Chiesa o radunarsi per un commiato funebre, se non per ragioni di “buon costume”. Altre limitazioni, come potrebbero essere l’ordine pubblico o la sicurezza sanitaria non sono costituzionalmente contemplate e neppure previste da Concordato.

Eppure tutto è avvenuto nel più assordante silenzio – anzi con accondiscendenza – da parte Santa Sede che invece – proprio sulla base del Concordato – si sarebbe potuta opporre. La libertà religiosa è stata limitata addirittura con semplici atti amministrativi del governo. I famosi dpcm hanno infatti limitato la libertà di riunione (chiamandola “assembramento”) anche nei luoghi di culto (Chiese in primis), considerati pericolosi per la trasmissione del virus. Funerali, messe e conforti religiosi sono stati vietati. Vescovi e Pontefice non hanno reagito, hanno obbedito. Da “libera Chiesa in libero Stato” a Chiesa di Stato, “collaborazionista” con il governo perché di “sinistra”?

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