Messina, maxi sequestro al re delle cooperative di assistenza sociale: 100 milioni di euro. “E’ vicino ai boss”. Ha ottenuto fondi anticrisi Covid

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L’imprenditore messinese che ha costruito un impero con le cooperative di assistenza ad anziani e disabili è accusato di aver investito soldi illeciti, provenienti dal clan mafioso dei Barcellonesi. Le indagini della polizia hanno portato a un maxi sequestro di beni per Giuseppe Busacca: il provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Messina su richiesta del procuratore e del questore riguarda 16 società e poi centri di riabilitazione, un albergo, una discoteca, una sala trattenimenti, alcune ville. L’inchiesta della Divisione anticrimine della questura e del Servizio centrale anticrimine, coordinata dalla procura diretta da Maurizio de Lucia, è partita dall’arresto nel 2017 dell’ex consigliere comunale di Milazzo, Santino Napoli, un infermiere ritenuto il volto pulito del clan, di recente condannato in appello a sei anni, per concorso esterno in associazione mafiosa. Le relazioni d’affari fra Napoli e Busacca hanno fatto scattare il sequestro. Gli investigatori hanno svelato i tanti finanziamenti pubblici acquisiti dalle cooperative di Busacca, quasi 100 milioni di euro fra il 2000 e il 2014. Soldi che sarebbero stati investiti anche all’estero, e adesso vengono bloccati.

“E’ stata applicata la procedura di congelamento dei beni prevista dal regolamento dell’Unione europea 1805 del 2018”, spiega il prefetto Francesco Messina, il direttore centrale anticrimine della polizia di Stato. “Una procedura che consente il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di sequestro e di confisca. Misura efficacissima per contrastare l’ormai diffusissima prassi della delocalizzazione delle mafie”.

L’indagine

Il direttore centrale anticrimine spiega che l’operazione di oggi costituisce la “concreta realizzazione di una strategia adottata negli ultimi tre anni: alle investigazioni giudiziarie devono essere affiancate le indagini preventive patrimoniali che impegnano le Divisioni anticrimine delle questure; i provvedimenti conseguenti alle proposte di applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali permettono di colpire attività imprenditoriali e beni strumentali accumulati grazie ad investimenti di denaro provento della commissione di reati”.

Le società riconducibili a Busacca avevano ottenuto anche alcuni contributi anticrisi Covid, per un importo complessivo di 500 mila euro. E’ un personaggio parecchio intraprendente l’imprenditore che già nel 2015 era finito agli arresti domiciliari perché ritenuto al centro di un monopolio nella gestione degli appalti per i servizi socio-assistenziali: quella volta, la procura di Patti aveva disposto l’arresto anche di altri due imprenditori e di un funzionario comunale. Un’inchiesta ancora al vaglio della magistratura, che ha fatto emergere una fitta rete di relazioni fra imprenditoria e politica locale: aggiudicati gli appalti, partivano le segnalazioni per le assunzioni nelle cooperative sociali. Così, sarebbe cresciuto l’impero di Busacca, con i soldi pubblici, investiti in una girandola di attività: nelle attività ricreative, ma anche nel settore agricolo e negli immobili. Le cooperative sociali operano come vere e proprie società di capitali, un modo per abbattere costi di gestione e soprattutto le tasse da pagare.

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