“Mi sarei convertito anche io, lasciatela in pace”. Silvia Romano, Franco Bechis scende in campo

Libero Quotidiano News

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14 maggio 2020

Alessandro Pagano, il deputato della Lega che aveva definito una “terrorista” Silvia Romano, ha fatto marcia indietro e chiesto scusa di quella espressione. Lo scrive Franco Bechis, nel suo pezzo sul Tempo. Il direttore prende spunto dalla polemica per chiedere uno stop agli insulti per la cooperante italiana. Partendo proprio dal deputato leghista spiega che Pagano ha detto “una sciocchezza di proporzioni tali da insegnare una volta di più come in queste occasioni sia utile contare fino a dieci prima di aprire bocca. Doverose le scuse, ma quella improvvida uscita non è solitaria, e una parte della opinione pubblica, di sicuro quella che vive spesso sui social, ne ha dette anche di peggio”. Bechis ricorda anche l’atto intimidatorio di ieri contro casa Romano. “Ieri è stata lanciata una bottiglia di vetro contro la finestra di casa di Silvia mentre continua l’assedio anche mediatico in quel quartiere di Milano. Io credo sia sbagliato anche questo, e che quella famiglia che ha sofferto tanto come sarebbe accaduto a chiunque di noi per quasi due anni debba essere lasciata in pace”.

Poi sottoscrive  le parole usate ieri sera in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Non avevo presente quello che è stato detto su Silvia ma non si speculi. Chiunque abbia da speculare sulla Romano dovrebbe trovarsi a 23 anni rapito in Kenya, essere trasportati nella foresta bendati, passati in 4 rifugi consecutivi con guardiani armati. Dopo il ritorno potremo ascoltare e verificare tutte le conseguenze del caso”. E per spiegare come la pensa rivela che:  “Io avrei avuto gran paura e se  una conversione mi avrebbe salvato la vita, non mi sarei comportato diversamente da Silvia. Davvero, lasciamola stare e riprendere per quel che si può una vita che manco ha avuto la fortuna di ritrovare normale, come quando era partita. Poi avremo tempo di ragionare di questo sequestro, e di sentire le ragioni del riscatto che a differenza del passato il governo non ha voluto ufficialmente negare di avere pagato”.

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