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Migranti, la foto shock dell’ultima strage: “Noi soccorritori in mezzo a un mare di cadaveri”

La Republica News
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“Ci siamo trovati letteralmente a navigare in mezzo ai cadaveri. E purtroppo siamo arrivati troppo tardi. Ma questa gente, 100, 120, 130 non lo sapremo mai, si poteva salvare se qualcuno fosse andato in loro soccorso quando hanno chiesto aiuto”. È la terribile testimonianza di Alessandro Porro, soccorritore a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranee, che ieri insieme a tre mercantili ha avvistato una decina di corpi senza vita di migranti e il relitto di un gommone grigio, una delle tre imbarcazioni per le quali 48 ore prima il centralino Alarm Phone aveva diramato una richiesta di soccorso ignorata dalle autorità marittime libica nonostante il gommone si trovasse in zona Sar libica a nord est di Tripoli. I migranti che avevano telefonato chiedendo aiuto 48 ore prima dicevano di essere 130 a bordo di quel gommone.

La strage al largo delle Libia, Porro (Sos Mediterranee): “Abbiamo navigato in un mare di cadaveri”

La Ocean Viking sta continuando le ricerche, di altri corpi, di eventuali sopravvissuti ma anche di un’altra barca con 40 migranti che risulta dispersa da mercoledi e che, a questo punto, potrebbero avere fatto la stessa tragica fine visto che le condizioni meteo sono ancora molto brutte con onde alte sei metri. Mentre il secondo gommone è stato intercettato dai libici e riportato indietro.

E mentre è grande l’emozione per il nuovo naufragio e le organizzazioni umanitarie denunciano l’assenza di soccorsi, infuria anche la polemica politica con Matteo Salvini che dice: ” Altri morti, altro sangue sulla coscienza dei buonisti che, di fatto, invitano e agevolano scafisti e trafficanti a mettere in mare barchini e barconi stravecchi, anche con pessime condizioni meteo. Una preghiera e tanta rabbia”.

La ricostruzione della tragedia da parte di Alarm Phone

Questa la cronologia dell’ennesima tragedia del mare, come la ricostruisce Alarm Phone. La mattina del 21 aprile 2021 è stata avvisata da un pescatore locale di una barca in difficoltà al largo della Libia. Alarm Phone ha ricevuto un numero di telefono satellitare e l’informazione che le persone a bordo erano partite da Al-Khums, Libia alle 22 circa del 20 aprile. Erano partiti insieme a una seconda barca di migranti, che sarebbe stata poi intercettata dalle autorità libiche.
Ha allora allertato le autorità competenti alle 11.51 via email: “Ciò significa che da quel momento in poi, i seguenti attori erano a conoscenza di questa imbarcazione in difficoltà: Mrcc Italia, Rcc Malta, la cosiddetta Guardia Costiera libica, Unhcr, e i soccorritori delle ong”. Alle 12:22, ha ristabilito il contatto ma si potevano solo sentire le parole “chiamate i soccorsi”.
Alle 13 è stato possibile riconnettersi: “Ci hanno trasmesso la loro posizione Gps e hanno dichiarato che c’erano circa 130 persone a bordo, tra cui 7 donne, una delle quali era incinta. Erano su un gommone e hanno detto che il mare era agitato. Abbiamo immediatamente informato le autorità competenti e reso pubblico il caso”.

Nelle ore seguenti, sono state ripetutamente contattate le persone in difficoltà: “La situazione a bordo andava notevolmente peggiorando, mentre aumentava il panico delle persone in difficoltà, che ci dicevano che le onde erano alte e che l’acqua stava entrando nella barca. Verso mezzogiorno, abbiamo informato Mrcc Italia, il centro di coordinamento dei soccorsi marittimi di Roma, che la nave mercantile Bruna era vicina al caso di emergenza e sarebbe potuta intervenire. Tuttavia, Bruna ha proseguito la sua rotta”.
Alle 16:11 “Mrcc Italia ci comunicava, in una conversazione telefonica, che avremmo dovuto informare le autorità competenti sul caso di emergenza. Queste presunte autorità competenti, cioè le autorità libiche, non erano raggiungibili da diverse ore. Solo alle 16:44 abbiamo potuto contattare un ufficiale libico che ha dichiarato che erano a conoscenza di tre barche e che le stavano cercando con la loro motovedetta Ubari”.
“Alle 19:53 abbiamo ricevuto una comunicazione email dalla nave Ocean Viking, diretta alle autorità e a noi, in cui si diceva che avrebbero cambiato rotta alla ricerca della barca in difficoltà.
Alle 21:15, abbiamo informato le autorità che le persone in difficoltà potevano vedere un aereo – che crediamo essere stato l’aereo OSprey di Frontex che ha completato un’operazione di sorvolo aereo nella zona dell’emergenza.
Alle 22:15, abbiamo raggiunto le persone in difficoltà per l’ultima volta, ma la chiamata si è interrotta prima di poter scambiare informazioni. Avevano ripetutamente detto nelle conversazioni precedenti che la batteria del loro telefono satellitare stava esaurendosi.
Alle 22.52, abbiamo parlato di nuovo con Mrcc Italia e abbiamo spiegato che non eravamo praticamente mai stati in grado di contattare le autorità libiche. L’ufficiale italiano ci ha detto: “Stiamo facendo il nostro lavoro, chiamate se avete nuove informazioni”.

“Alle 00:22 – ricostruisce ancora Alarm Phone – ci siamo finalmente messi di nuovo in contatto con le autorità libiche. L’ufficiale libico ci ha detto che non avrebbero cercato la barca in difficoltà perchè le condizioni meteorologiche erano troppo brutte. Abbiamo scoperto che la cosiddetta Guardia costiera libica aveva nel frattempo intercettato un’altra imbarcazione, che aveva a sua volta allertato Alarm Phone, con a bordo circa 100 persone – in questo caso, una donna e il suo bambino sono morti.

L’Oim accusa: “Tragedia che si poteva evitare”

I morti in mare “conseguenze delle politiche che non rispettano il diritto internazionale e il più fondamentale degli imperativi umanitari”, secondo il capo dello staff dell’Oim, Eugenio Ambrosi. Gli Stati “si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone che hanno supplicato e inviato richieste di soccorso per due giorni prima di annegare nel cimitero del Mediterraneo. E’ questa l’eredità dell’Europa?”, chiede la portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, Safa Msehli



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