Migranti, multa e fermo anche per Open Arms. “Due salvataggi di troppo”

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Due salvataggi di troppo, 132 persone salvate dal mare in più. E la nave dell’ong spagnola Open Arms adesso lo paga con un fermo di venti giorni e una multa fino diecimila euro. Dopo Aurora di Sea Watch, un’altra nave umanitaria per le prossime settimane sarà obbligata a rimanere in porto. Una sanzione paradossale, sottolineano dall’ong spagnola, già al lavoro per contestare il provvedimento davanti ai giudici.
“Nell’ultimo mese, in risposta alle richieste di supporto da parte della Guardia Costiera italiana, la Open Arms ha effettuato fino a sette operazioni di soccorso in un giorno, tutte coordinate dalle autorità italiane. Oggi, senza alcun motivo e in modo del tutto incoerente, ci viene imposto l’obbligo di un solo soccorso in applicazione del Decreto Meloni”.
Oggetto del contendere? I due salvataggi effettuati dalla nave spagnola durante i quattro giorni di navigazione necessari per raggiungere Carrara, in tutta Italia primo porto sicuro individuato dalle autorità italiane dopo un salvataggio avvenuto in acque internazionali a sud della Sicilia.
“Mentre ci dirigevamo verso il Pos assegnato – spiegano dall’ong spagnola – abbiamo ricevuto un avviso di distress da parte di Alarm Phone riguardo a due imbarcazioni in pericolo a sud della nostra posizione, avviso confermato dall’assetto aereo Seabird 2 della ong Sea-Watch”. Inutilmente da bordo hanno provato a chiedere istruzioni, da Roma l’unica risposta è stata il silenzio. Ma le norme internazionali su questo sono chiare: in mare nessuno si lascia indietro. Eppure, appena raggiunta la prima delle due imbarcazioni in difficoltà, dal centro di coordinamento e soccorso della Guardia costiera “hanno insistito perché abbandonassimo la ricerca e procedessimo verso il porto assegnato, poiché le autorità competenti avevano già preso in carico il caso. Tuttavia, alla nostra richiesta di maggiori informazioni, come ad esempio l’orario di arrivo dei soccorsi, non sono stati in grado di fornire alcuna risposta”.
Open Arms era già nei pressi di quelle due carrette in difficoltà, a bordo c’erano 132 persone terrorizzate. Si è deciso di procedere con l’intervento di soccorso, in circa due ore erano già tutti a bordo. E nessun assetto governativo si è presentato nel frattempo. Se Open Arms avesse proseguito la sua rotta, quei barchini sarebbero rimasti a galla? Non è dato sapere e a bordo della nave spagnola, alla luce delle reticenze di Roma, nessuno ha ipotizzato di lasciarsi alle spalle i naufraghi in assenza di indicazioni certe su soccorsi in arrivo. L’intervento è stato portato a termine, quindi la nave ha proseguito verso Carrara, dopo una breve sosta a Lampedusa per far sbarcare un ragazzo che aveva necessità urgente di assistenza medica.

“Quanto accaduto ci appare davvero incredibile” tuonano da Open Arms, sottolineando che “le navi umanitarie si trovano in balia di scelte arbitrarie e del tutto incostituzionali, per cui a volte vengono chiamate a fare le veci della Guardia Costiera, altre sono invece oggetto di sanzioni e fermi amministrativi”. E nella schizofrenia delle decisioni, a rimetterci è chi tenta la traversata per salvarsi dalle persecuzioni in Tunisia o dalle quotidiane torture e vessazioni in Libia.
“Ricordiamo che nell’ultimo mese il nostro rimorchiatore, la Open Arms, ha salvato 734 persone e ha fornito assistenza ad altre 540, sempre sotto il coordinamento dalla Guardia Costiera italiana. Soccorrere donne, bambini, uomini alla deriva non è una scelta, è un dovere morale e giuridico per chiunque venga a conoscenza della presenza di una situazione di pericolo – evidenziano dall’ong spagnola – Fermare per 20 giorni uno dei pochi mezzi in grado di soccorrere in un momento in cui la crisi umanitaria è al suo apice e il mare è pieno di imbarcazioni in pericolo, è una decisione pericolosa che implica enormi responsabilità per chi l’ha assunta”. Le previsioni annunciano tempesta in arrivo, mentre le partenze dalla costa tunisina continuano. Ma due navi di soccorso e i loro equipaggi per quasi tre settimane saranno obbligate a rimanere solo ad ascoltare richieste di aiuto che cadono nel vuoto per mancanza di sufficienti mezzi di soccorso.

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