Milan, la doppia rivincita di Pioli contro passato e futuro

La Republica News

ROMA – Giocare nel silenzio, ma col brusio del mercato nelle orecchie: al Milan capita da qualche settimana e d’ora in poi capiterà sempre di più. Ma è un paradosso al quale i giocatori stanno reagendo. E nella loro reazione esibita in casa della Lazio, se non addirittura ostentata, oltre al legame sempre più evidente con Pioli c’è la voglia di dimostrarsi all’altezza dell’ennesimo progetto tecnico: nessuno si vuole sentire escluso in partenza.L’esempio lo dà proprio Pioli, che all’Olimpico ha consumato col 3-0 una doppia, personale rivincita: contro la Lazio, che non lo ha più voluto, e contro il Milan, che parrebbe non volerlo più. Se davvero Rangnick è il futuro allenatore, come la stampa tedesca e austriaca dà ormai per scontato, prima o poi l’inevitabile annuncio arriverà e sembrerà fuori luogo. Di sicuro, sprovvisto della Champions per la sesta stagione consecutiva con la certezza che anche la settima si srotolerà in territori meno nobili, il Milan incappa nella solita contraddizione: ha ancora i piedi nel campionato in corso, ma è già costretto a pensare a quello che verrà, perché la lotta per l’Europa League non basta certo a monopolizzare la programmazione. Mantenere la concentrazione, con queste premesse, non è esattamente semplice. Però Pioli sta trasmettendo ai giocatori il messaggio dovuto, nonostante sia il primo a sapere che forse nessun risultato gli potrà evitare l’addio ad agosto. Era già noto che tre partite in otto giorni non avrebbero magari deciso il campionato del Milan, ma gli avrebbero dato un senso. La prima è passata con un grande sussulto d’orgoglio. E adesso più che mai lo si può dire, in attesa della Juventus martedì e del Napoli domenica prossima: il senso al campionato, più della corsa all’Europa, sarà l’estrema vetrina per Pioli e per i giocatori, che ne sono perfettamente coscienti. Sia a quelli che ancora sperano nella riconferma sia a quelli che invece sperano di mettersi in mostra, per andare magari altrove, appare come un’occasione imperdibile questo strano calcio d’estate, con le fisiologiche rotazioni della formazione e la valorizzazione delle sostituzioni in corso d’opera.    L’intreccio di mercato è quanto meno bizzarro. I rinnovi di Donnarumma e Romagnoli sono casi a parte: il divorzio dal campione più forte e dal capitano avrebbe un valore simbolico negativo agli occhi dei tifosi e partono da questo presupposto le trattative con Raiola, procuratore anche di Ibrahimovic, altro caso unico: sarà lui a decidere se chiudere o meno la carriera in Svezia e con la Lazio ha confermato di averne pieno diritto. Hernandez, Bennacer e Çahlanoglu sono invece gli altri tre da trattenere a ogni costo: se il corteggiamento del Psg facesse breccia sui primi due e se dovesse cadere il teorema dell’incedibilità del terzo, i tifosi avrebbero ragione di dubitare dell’ennesimo progetto di rilancio. Ma per altri titolari – con l’eccezione del trentunenne Kjaer, che è diventato con i fatti un pilastro della difesa e che sarebbe tecnicamente un errore lasciarsi scappare – la situazione è abbastanza kafkiana. I terzini destri Conti e Calabria sanno benissimo che la società sta guardando altrove: è arrivato il giovanissimo terzino eclettico Kalulu e Simakan, ventenne dello Strasburgo, è l’ultimo osservato speciale. Se Krunic e Biglia sanno di essere ormai vicini alla separazione, perché in mediana serve altro e comunque sono diventati riserve, l’eventuale sostituzione di Kessié è da valutare con la massima attenzione: non sembra così semplice trovare centrocampisti giovani dello stesso livello. Soltanto l’infortunato Musacchio, Laxalt (e probabilmente Gabbia) hanno intuito che nella prossima stagione il loro armadietto a Milanello lo prenderà qualcun altro. Per Castillejo è spuntato a destra il dualismo con Saelemaekers, che ha firmato fino al 2024: l’eventuale indiziato all’addio è soltanto lo spagnolo. Poi ci sono i gol, il succo del calcio: nelle ultime 8 partite, oltre a Ibra, dovrà provvedere a farli Rebic, che sente ogni giorno voci su Szobozlai e affini, e li dovranno preparare i trequartisti Bonaventura e Paquetà, in odore di partenza: l’ultimo nome in agguato è Oscar Rodriguez, trequartista del Leganés in quota Real Madrid, come del Real era Hernandez un anno fa. L’unica eccezione sembra sempre Leao, che un paio di gol dopo la ripartenza li ha già fatti, ma rimane l’oggetto più misterioso. Misteriose, per lui, sono anche le strade del mercato: è ancora padrone del proprio destino.


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