Milano, vicequestore chiede l’alloggio di servizio ma ha sette case: va a processo

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Si era fatta dare l’alloggio di servizio dichiarando di possedere un solo immobile mentre in realtà risultava proprietaria di sette appartamenti, tutti a Milano. Si è aperto davanti alla Settima sezione del tribunale il processo milanese nei confronti di Mariella Russo, poliziotta di 55 anni con la qualifica di vicequestore. La funzionaria risulta accusata di una serie di reati che vanno dal falso ideologico alla truffa, dall’accesso abusivo al sistema informatico fino alla rivelazione di segreti d’ufficio. Non è la prima volta che la funzionaria – attualmente al servizio Tecnico logistico e patrimoniale per Lombardia ed Emilia Romagna che si trova in via dell’Unione – finisce nel registro degli indagati: è in corso infatti anche un secondo procedimento a suo carico a Bergamo, dove è stata calendarizzata l’udienza preliminare per una vicenda distinta e in parte simile (anche in quel caso l’iscrizione era stata per falso) che riguarda fatti di quando era in servizio all’ufficio bergamasco della Pasi, polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione, nell’estate del 2017.

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Le accuse mosse adesso dal sostituto procuratore Stefano Civardi riguardano fatti del periodo milanese, compresi tra settembre del 2019 e gennaio 2020. Oltre alla questione della casa, alla funzionaria vengono contestati una serie di controlli fatti fare abusivamente sulle fedine penali di almeno cinque persone. Il vicequestore avrebbe chiesto al sostituto commissario Giuseppe Russo del commissariato di Sesto San Giovanni (non indagato), di eseguire materialmente queste ricerche in banca dati S.D.I., ovvero il database delle forze dell’ordine in cui vengono classificate informazioni anagrafiche, precedenti di polizia, veicoli di proprietà, permessi di soggiorno e altro. Non solo. Una volta ricevute queste informazioni – che dovrebbero rimanere segrete – le avrebbe trasmesse a terze persone.

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Una vicenda che ricorda da vicino quella che si era verificata anche a Bergamo. All’epoca Russo, difesa dall’avvocato Giulio Di Matteo, era stata accusata di aver chiesto il rilascio di undici certificati del casellario giudiziale: di fatto una verifica sui carichi pendenti per undici aspiranti guardie giurate che dovevano iniziare a lavorare per un istituto di vigilanza.Entrata in servizio nel 1991, Russo ha una lunga carriera dentro la polizia. Prima di lavorare a Bergamo era infatti stata comandante della polizia stradale di Lecco.

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