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Milwaukee Bucks campioni Nba dopo 50 anni. Per Antetokounmpo 50 punti e lacrime

La Republica News
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NEW YORK – L’arena di Milwaukee urla ‘Mvp Mvp’, mentre la gente balla sugli spalti, e i sessantamila radunati fuori si scatenano. Dov’è la pandemia, dove il lockdown, le strade deserte, la paura? Nella bolgia infernale Giannis Antetokounmpo mette dentro il 17° tiro libero, quello del 105-98, che sarà il risultato finale, poi mostra i muscoli, indossa il cappellino dei campioni, e al suono della sirena che sancisce la fine della partita si mette a sedere, allunga i gamboni sul parquet, e fa quello che non faceva da tempo: scoppia a piangere.

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Duecentogiorni dopo l’inizio della stagione, l’Nba incorona una squadra compatta e umile, i Milwaukee Bucks, e un giocatore straordinario, generoso, immarcabile, uno lontano dallo star system: mentre gli altri rincorrono nuovi contratti e squadre dove vincere, lui ha deciso di restare nel Wisconsin, rifiutando offerte milionarie, provando a vincere con i Bucks.

Gigantesco Giannis

Nella partita decisiva, Gara6, The Greek Freak mette a segno la sua prestazione migliore, con 50 punti, 50 come gli anni passati dal primo titolo di Milwaukee, conquista il suo primo anello, quello che lo fa entrare definitivamente tra le star della Nba. Viene votato miglior giocatore delle finali. Parla al microfono, ringrazia il compagno Khris Middleton (“mi ha insegnato a essere sempre più grande ogni giorno”), si sente il padrone del mondo, urla “yeaaaahhh” e tutto il pubblico gli risponde.

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La delusione di Chris Paul

E’ la sua notte, non quella di Phoenix, che perde per la prima volta in stagione quattro partite di fila, e non è quella di Chris Paul che a 36 anni manca l’appuntamento con il suo primo anello. Phoenix perde una finale, nelle serie a 7, dopo essere stata in vantaggio 2-0. CP3 è stato l’ultimo ad arrendersi, l’unico a trovare il canestro con continuità, 26 punti, ma non è bastato. Milwaukee vince grazie a una maggiore fisicità sotto canestro (alla fine saranno 53 rimbalzi contro 37), ai continui cambi difensivi su Booker, alla capacità di attivare Giannis in tutte le zone del campo. Milwaukee vince al termine di una partita fedele alla tradizione, da montagne russe, cominciata con spadellate da entrambe le parti, 2 canestri su 11 tentativi globali nei primi 3 minuti. Poi 6 su 20 tentativi al 6′, con risultato da minibasket, 10-5 per i Bucks, che poi chiudono a +13 (29-16). Sembra l’inizio di una marcia trionfale, invece i Suns ribaltano tutto e scappano nel secondo quarto con un parziale di 31-18 e +5 all’intervallo (47-42).

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Campioni verso Tokyo

Al rientro dagli spogliatoi è Giannis contro i Suns. Antetokounmpo infila da tutte le posizioni, segna 20 punti mentre il resto della squadra si ferma a 15. Il quarto si chiude in parità, 77-77, ma la sensazione è che i Bucks abbiano qualcosa in più. E qualcuno in più: Giannis. I punti dei Bucks sono equamente divisi tra il greco (37) e i compagni (40). Lo show prosegue nell’ultimo quarto quando è ancora Antetokounmpo a scacciare la paura, guidare il sorpasso e mettere a segno altri tredici punti. Gli ultimi venti secondi i giocatori di Milwaukee si abbracciano, quelli di Phoenix hanno il volto spettrale. Quando Antetokounmpo corre ad abbracciare moglie e figlio, coperto dai coriandoli, Booker, Paul e gli altri sono già diretti verso gli spogliatoi. Sarà felice Gregg Popovich, ct della nazionale Usa alle Olimpiadi. Ritroverà tre protagonisti di queste finali, Middleton, Holiday e Booker. Sono attesi a Tokyo venerdì, a due giorni dal debutto, domenica, contro la Francia.



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