“Mio figlio di 11 anni investito da un’auto pirata. L’hanno trovato steso a terra. Ecco perché ho chiesto aiuto sui social”

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“Flavio questa storia se la porterà dietro per sempre”. Quando parla di suo figlio undicenne, Fabio Andracchio, 59 anni, ha il volto teso. Lunedì 17 luglio alle 16,40, con il sole ancora alto, il bambino ha rischiato di morire. Investito da un’auto pirata, è stato trovato steso sull’asfalto sotto il sole. Un’altra tragedia, stavolta sfiorata, sulle strade di Roma.

Cosa è successo?

“Mio figlio stava tornando dal campo estivo di Villa Ada insieme al suo migliore amico quando è stato investito sulle strisce pedonali di via di Priscilla, all’altezza  di via di Trasone. A travolgerlo è stata un’auto bianca, probabilmente una Peugeot, che in quel momento passava veloce da piazza Acilia”.

Il bambino è stato preso in pieno?

“L’impatto è stato violento, la carambola sul cofano per poi finire sull’asfalto a cinque metri di distanza. E lì è rimasto, per terra. È stato soccorso da alcuni passanti che poi mi hanno telefonato”.

La telefonata incubo di ogni genitore.

“Esattamente quella. Abito a cento metri dal luogo dell’incidente. Mi sono precipitato da lui e l’ho trovato in piedi, era intontito ma ricordava l’impatto. I testimoni non sono riusciti a leggere il numero di targa della macchina”.

Poi la corsa all’ospedale Bambino Gesù.
“Lì il medico ci ha spiegato che la situazione era seria. La risonanza effettuata sulla spina dorsale di Flavio ha mostratolo lo schiacciamento di cinque vertebre, la centrale con una lesione. Dovrà portare il busto per un mese, resteremo a Roma tutta l’estate. Che non è nulla, ha rischiato di non poter più camminare”.

Perché ha chiesto aiuto su Facebook?

“Per sentirmi attivo, per poter fare qualcosa, per chiedere aiuto, ho scritto un post sul gruppo di quartiere Trieste in cerca testimoni, qualcuno forse ha visto e si è segnato la targa, magari può aiutare a trovare quel pirata. O, chissà, forse l’ha letto anche lui e deciderà di costituirsi”.

Ha sporto denuncia?

“Sì, ai carabinieri. Ma siamo un po’ sfortunati. Da una prima telecamera puntata esattamente sul punto dell’incidente non si riesce a distinguere la targa. Le ricerche continuano e l’accusa è di lesioni e omissione di soccorso. Ma continuo a pensarci, il pirata, l’incidente, non sono il solo problema”.

Le strade di Roma?
“Sì, e quell’incrocio è veramente una trappola. Bisogna fare qualcosa perché non è la prima volta che succedono cose così. Si sentono ogni giorno. E in quel tratto corrono come matti, la visibilità è ridotta e il rischio è alto. Si trova di fronte al parco di Villa Ada dove vanno tantissime persone, famiglie, mamme con passeggini, ragazzini a giocare a pallone”.

Come sta Flavio?
“È ricoverato in ospedale e sta meglio, ha fastidi alla schiena ma il dolore è sotto controllo. Si riprenderà dallo shock, è inondato di amore, gli amici di scuola e del campo estivo lo chiamano ogni giorno, è importante. Legge tanto, parliamo e discutiamo di calcio, la passione della Roma che ci unisce e lo fa sorridere”.

E lei come si sente?

“Io sono arrabbiato, sconcertato dalla disumanità. Ma come si fa a fuggire lasciandosi alle spalle un bambino svenuto che hai appena investito?”

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