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Modelle woke: quando l’attivismo ha il volto delle icone fashion

La Republica News
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Appartiene alla generazione delle top model anni ’90, e tra loro si è sempre distinta per il suo impegno nella lotta alla mutilazione genitale femminile. È stata ambasciatrice delle Nazioni Unite, e dirige una fondazione – Desert Flower Foundation – dedicata al contrastare la pratica dell’infibulazione, che lei stessa ha subito all’età di 5 anni. “Quando ero piccola non volevo diventare una donna. Perché avrei dovuto, visto che faceva così male? L’orribile tortura delle mutilazioni genitali aveva distrutto molto di me, ma non il mio coraggio, la mia sicurezza, la mia gioia di vivere”, scrive in un post Instagram. Nata in una famiglia nomade al confine tra Somalia ed Etiopia, a 13 anni è fuggita per evitare un matrimonio combinato e, dopo una serie di peripezie, è riuscita a giungere a Londra. Ma era una ragazzina povera e analfabeta, che ha dovuto faticare non poco per conquistare una vita dignitosa: l’occasione è arrivata con la carriera di modella, iniziata a 18 anni.

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