Molestò bambine, il pm chiede un anno: “Fatto tenue”. Ira delle parti civili: “Gravissimo”

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Le avrebbe molestate dentro la selleria, dove nessuno avrebbe potuto vederle, del centro ippico in cui frequentavano un corso di equitazione. Poi le avrebbe anche minacciate di ucciderle se avessero raccontato le violenze subite. Vittime piccolissime, bambine tra i 5 e i 9 anni, che avrebbero subito gli abusi di un 25enne che lavorava in un maneggio alle porte di Milano. E che avrebbero in seguito avuto il coraggio di riportare alla memoria quanto subito e raccontare tutto, davanti agli investigatori e agli inquirenti.

Ecco perché ha scatenato la reazione indignata delle loro famiglie, la richiesta della Procura di Milano di condannare il giovane imputato per violenza sessuale a un anno di carcere, concedendogli un’attenuante specifica, quella della particolare tenuità del fatto. Ritiene infatti la Procura che episodi così non siano di gravità tale da avere “ripercussioni” sulla vita emotiva e sull’andamento scolastico delle ragazzine. La decisione spetterà alla giudice Vincenza Maccora, che ha rinviato l’udienza al 21 marzo per la sentenza.

Parte civile: “Fatto gravissimo”

L’avvocata Solange Marchignoli, che assiste le famiglie di due delle quattro bambine che si sono costituite parte civile, ha sottolineato dopo l’udienza che una richiesta “così lieve da parte della Procura è un fatto gravissimo, anche perché non solo si ritiene che l’abuso nei confronti di una bambina non sia un fatto grave e si sottovalutano le conseguenze” sulla vita attuale. Il legale ha spiegato che la pm ha anche chiesto l’assoluzione dell’imputato nei confronti di una bambina sostenendo che il fatto non è realmente accaduto.

“Una mamma, sentendo la requisitoria – ha continuato il legale – è uscita dall’aula perché non si è sentita bene”. Secondo l’avvocato Marchignoli, che ha presentato denuncia, anche il titolare del maneggio sarebbe in parte responsabile di quanto accaduto in quanto avrebbe “omesso le garanzie che sono doverose nei luoghi in cui i genitori portano i figli”. 

 

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