Monica Vitti “forte, moderna, vera”: da Antonioni a Sordi, le parole per raccontarla

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“Ha una bella nuca, potrebbe fare del cinema”. Cominciamo da qui, da questa frase apparentemente distratta, ma entrata nella storia del cinema: quella che Michelangelo Antonioni disse a Monica Vitti dalla cabina di regia, mentre l’attrice doppiava Dorian Gray nel suo Il grido. Era il 1957, Maria Luisa Ceciarelli (ma il nome d’arte lo aveva scelto appena uscita dall’Accademia nazionale d’arte drammatica) aveva conosciuto solo il teatro, scoperto ancora bambina, durante la guerra, quando per distrarre i fratelli dalla realtà che li circondava metteva in scena spettacoli con i burattini. Fino a quel momento c’era stata una breve ma intensa attività teatrale, da Shakespeare a Molière, da Brecht a Sei storie da ridere di Luciano Mondolfo. Poi era arrivato il doppiaggio e quella frase destinata a cambiare la sua carriera e la sua vita.

‘Muse e dei’, Antonioni raccontato da Monica Vitti

Monica Vitti secondo Antonioni: “Forte, moderna e vera”

In occasione dei suoi 90 anni, ripercorriamo gli sguardi che registi e colleghi hanno dedicato alla più grande attrice italiana. Partendo proprio da Antonioni di cui la stessa attrice, in un’intervista alla tv francese ripresa nel doc Muse e dei, non aveva problemi a definirsi “una creazione”. Quattro film, L’avventura, La notte, L’eclisse e Deserto rosso e una lunga relazione sentimentale, dieci anni di passione e cinema, di cui però Antonioni non parlava. Ma nel ’67, in una lunga intervista a Playboy, il regista disse: “Voglio che un attore cerchi di darmi quello che chiedo nel modo migliore e più preciso possibile. Non deve cercare di scoprire di più, perché poi c’è il pericolo che diventi lui stesso regista. È umano e naturale che veda il film dalla sua parte, ma io devo vedere il film nel suo insieme. Deve quindi collaborare in modo disinteressato, totale. Non è importante per me se non capiscono, ma è importante che io mi ritrovi quello che cercavo, in quello che mi hanno dato o in quello che mi hanno proposto. Monica è sicuramente la prima attrice che mi viene in mente. Non riesco a pensare a un’altra brava come Vanessa Redgrave, forte come Liz Taylor, vera come Sophia Loren o moderna come Monica. Monica è incredibilmente mobile. Poche attrici hanno queste caratteristiche di mobilità. Ha un suo personale e originale modo di agire”.

Buon compleanno Monica Vitti, icona di stile senza tempo

‘La ragazza con la pistola’ (1968) 

Monicelli e la svolta di ‘La ragazza con la pistola’

Dopo la serie di film drammatici dell’incomunicabilità di Antonioni la svolta per Vitti è attraverso l’incontro con Mario Monicelli e La ragazza con la pistola. “Monica era felicissima di fare questo personaggio” raccontava il regista che dovette lottare per convincere i produttori che Vitti potesse sostenere il ruolo di Assunta Patané. Con questo ritratto di donna del Sud che scopre un mondo nuovo basato su valori completamente diversi e arriva fino in Scozia, Vitti inaugura un nuovo tipo di femminilità, un riscatto della donna “disonorata” che sceglie di farsi giustizia da sola ma poi arriva a decisioni ben più moderne. Monicelli scelse di darle un look totalmente nuovo: prima le fornì, da siciliana secondo cliché, una lunga treccia nera, poi una testa di ricci rossi. “Per la prima e l’ultima volta nella sua vita, Monica si fece pettinare e truccare in modo anomalo perché lei non modifica la sua immagine per nessuna ragione al mondo. In quel caso forse era intimidita perché era la prima volta che lavorava con me – racconta il regista in Mario Monicelli, l’arte della commedia –  la pettinammo con una treccia nera, i capelli tirati ai quali era contrarissima, infatti va sempre in giro con dei boccoloni, una testa da leone da cui non si stacca mai”.

Monica Vitti, lo sguardo e il sorriso della più grande attrice italiana

Sono passati 20 anni dal ritiro dalle scene, ma Monica Vitti ancora oggi rappresenta la migliore stagione della commedia italiana, protagonista femminile dell’epoca d’oro del cinema italiano. Nata a Roma il 3 novembre 1931 come Maria Luisa Ceciarelli, sceglie un cognome che le ricorda la madre (Adele Vittiglia) e un nome che le “suona bene” e non va ancora di moda. Musa di Antonioni nei primi anni 60, passa alla commedia grazie a Monicelli che la vuole protagonista de ‘La ragazza con la pistola’ iniziando così una carrellata di personaggi con cui domina il cinema italiano vincendo 5 David, 12 Globi
d’oro e i 3 Nastri d’argento.
 

‘Dramma della gelosia tutti i particolari in cronaca’ 

Scola, Monica Vitti e il ricatto della bambola

Non solo Monicelli credeva nel talento comico di Monica Vitti. Ettore Scola la volle protagonista femminile del triangolo Dramma della gelosia –  Tutti i particolari in cronaca con Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini. Come avvenne la scrittura, lo raccontano Paola e Silvia Scola, le figlie del regista nel bel libro Chiamiamo il babbo quando spiegano che il giovedì sera la casa era aperta agli amici e chi veniva si trovava sempre coinvolto in giochi di società. “Nell’occuparsi dei premi, papà pescava in giro per casa oggetti che gli sembrava potessero andar bene. Una volta successe con una bambola di panno, un’arcigna matrona vestita di nero che gli sembrava un vecchio straccio e che incartò per bene. La vinse Monica Vitti che quando la scartò perse la testa. Mamma, invece, perse il colore della faccia e rimase impietrita. La cosa non sfuggì a papà che capì che doveva aver fatto una smarronata; appena gli ospiti se ne furono andati, chiese spiegazioni a mamma ma lei non ne diede: è fatta così, è sarda e orgogliosa. Gli fornii io qualche indizio: la bambola era un pezzo di antiquariato russo, un copri-samovar ricamato a mano, che mamma si era faticosamente aggiudicato a un’asta e che stava per portare a restaurare. Il giorno dopo Vitti ricevette il seguente biglietto: Cara Monica, sono qui a ricattarti: resistuiscimi la bambola che hai vinto ieri sera e sei la protagonista femminile del mio prossimo film con Marcello. Decidi senza fare domande. Ettore. E così avvenne che Monica Vitti fu la meravigliosa Adelaide Ciafrocchi di Dramma della gelosia, ruolo che per la verità papà aveva già deciso di affidarle ma fortunamente non glielo aveva ancora detto”.

Quella sagoma di Monica Vitti: così la musa di Antonioni diventò la regina della commedia

Cardinale e Vitti dicembre ’69 

Claudia Cardinale: “Monica Vitti era sempre un passo avanti”

E poi gli attori che hanno lavorato con lei. Se dal punto di vista personale, fuori dal set Claudia Cardinale ha sempre raccontato di essere stata amica e molto legata a Monica, quando si trattava di lavoro era un’altra cosa. Nell’autobiografia Io, Claudia, Tu Claudia racconta senza peli sulla lingua le difficoltà per il film Qui comincia l’avventura di Carlo Di Palma in cui interpretavano due “Thelma e Louise ante litteram”, Vitti è una motociclista in tuta di pelle che dalla Puglia viaggia verso Milano e l’uomo che ama, Cardinale una stiratrice, moglie e madre di famiglia che lascia tutto per seguirla nel viaggio verso nord. “Era il 1974. Il copione non reggeva assolutamente. Monica, che io frequentavo moltissimo e che mi era sempre stata simpatica sul piano umano, nella vita, sul set era una persona impossibile: lavorare con lei è stato difficile. Lei sempre un passo avanti a me e io dietro”.

Festa di Roma, ‘Vitti d’arte, Vitti d’amore’, un doc celebra l’attrice

Sordi e Vitti, l’amore e la stima

Alberto Sordi invece diresse tre film con protagonista Monica Vitti, una coppia che avevano già sperimentato: Amore mio aiutami (1969) in cui c’è la celebre sequenza degli schiaffi presi però dalla controfigura, una giovanissima Fiorella Mannoia, Polvere di stelle (1973) e Io so che tu sai che io so (1982). La stimava come attrice ma ne era anche profondamente amico e nel documentario presentato alla Festa di Roma Vitti d’arte, Vitti d’amore di Fabrizio Corallo dice rivolto all’attrice: “Ti voglio molto bene, la nostra amicizia è basata su amore e stima professionale”. Per lei, anzi per la sua Dea Dani, insieme a Piero Piccioni scrisse Polvere di stelle (ma ‘ndo Hawaii), una canzoncina da rivista piena di doppi sensi ma con una frase vera che raccontava il loro, vero, amore.

Vitti e Sordi in ‘Polvere di stelle’ 

Ma ‘ndo vai
Se la banana non ce l’hai?
Bella hawaiana
Attacchete a ‘sta banana
Ma ‘ndo vai
Se la banana non ce l’hai?
Vieni con me
Te la farò veder (sì)
Vengo con te
Me la farai veder
Aspettami là sotto
All’albero del cocco (andove?)
Mi spoglio e ti darò il mio cuore (che me dai, che me dai?)

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