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Monique Roffey, la scrittrice britannica salvata dalla povertà grazie a un premio

La Republica News
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LONDRA – Ci sono scrittori che muoiono poveri come Oscar Wilde ed Edgar Allan Poe, ma anche quelli che nella seconda parte della loro vita e carriera escono dall’indigenza, magari grazie a un premio, e anche a tanta tenacia. Una di questi è Monique Roffey, scrittrice inglese nata a Trinidad e Tobago 55 anni fa, che oltremanica ha appena vinto il prestigioso Costa Prize e le sue 30 mila sterline in allegato grazie al suo ultimo romanzo The Mermaid of Black Conch: A Love Story (La Sirenetta della Conchiglia Nera: una storia d’amore) pubblicato dal piccolo editore anglosassone Peepal Tree Press.

Per dirla con le parole di Roffey, che oggi insegna scrittura creativa alla Manchester Metropolitan University, “ho vissuto anche in estrema povertà negli anni passati”, come ha spiegato al Telegraph. Il mese scorso non aveva neanche i soldi dell’affitto. E quando qualche anno fa finì nella shortlist di un altro prestigioso riconoscimento letterario, l’Orange Prize, Roffey aveva come operatore telefonico proprio lo sponsor Orange che però le tagliò le comunicazioni perché la scrittrice non aveva i soldi per pagare le bollette. “Ma, scusate”, si lamentò lei all’epoca con un operatore del servizio clienti, “sono in finale al vostro premio letterario e voi mi disattivate il telefono? Ma com’è possibile?” Risposta: “Ne prenderemo nota signora”. Poco dopo, zac, le tagliarono comunque le comunicazioni.

Ma, dicevamo: Roffey, padre britannico, madre egiziana ma di origini europee-levantine, non si è data mai per vinta. The Mermaid of Black Conch racconta la straordinaria storia, anche d’amore, di una sirenetta che inizia dal suo salvataggio da parte di un pescatore e si dipana nell’ambito di una vecchia leggenda degli indigeni caraibici Taino e ovviamente nella lotta al razzismo. Un romanzo, il sesto di Roffey, carico di realismo magico, “straordinario, accattivante, scritto benissimo, viscerale” secondo la giuria del Costa. Anche se Roffey crede che il libro (scritto con un anticipo di soli duemila euro) non avrebbe mai avuto il successo di oggi se l’autrice non avesse fatto prima una colletta online, o più elegantemente un“crowdfunding”, per lanciarlo e fargli la giusta pubblicità: oltre cinquemila euro raccolti online in un mese da 116 persone per offrire “la giusta risonanza al romanzo, e non farlo affogare nella marea di libri, anche validi, che non vengono però mai considerati dai principali media britannici”.

La scommessa premia Roffey perché il romanzo, uscito nell’aprile 2020 nel pieno della prima ondata di Covid, riceve buone recensioni, poi la cinquina del Costa gli dà altro lustro e risalto. Totale, a oggi, oltre 10 mila copie vendute, nonostante i lockdown e le librerie quasi sempre chiuse da un anno a questa parte. Certo, mannaggia alla pandemia. Senza il coronavirus forse la favola potrebbe essere ancora più bella per Roffey, che comunque non si lamenta: afflitta da gravi problemi respiratori, ha già ricevuto il vaccino anti Covid nel Regno Unito. E i suoi 116 generosi finanziatori della pubblicità al suo romanzo, lei li ha ripagati con copie firmate, video-tutorial di scrittura creativa e anche cucina caraibica fatta in casa. Cosa non si fa per gli amici.



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