Montagna regina della sostenibilita. Le Dolomiti laboratorio delleconomia circolare

Montagna regina della sostenibilità. “Le Dolomiti laboratorio dell’economia circolare”

La Republica News
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La pandemia sta penalizzando la stagione invernale, ma la montagna una sfida l’ha già vinta. L’accresciuta sensibilità nei confronti dell’ambiente ha promosso valli e boschi alpini a luogo elettivo per eccellenza. Aria pulita, attività in armonia con la natura, ritmi di vita più naturali sono state la carta vincente del turismo la scorsa estate, e si sono consacrate come valori destinati a durare e e crescere nel tempo. “Abbiamo passato un anno difficile e un un periodo complicato lo stiamo vivendo anche adesso – dice Susanna Sieff, responsabile della sostenibilità dei prossimi mondiali di si di Cortina – ma tutto quello che è successo e sta succedendo ci insegna quanto prezioso sia il patrimonio della montagna: è il luogo che le persone, confinate in spazi ristretti, hanno scelto di più per cercare un luogo dove sentirsi sicuri”.

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La difesa dell’ambiente resta quindi un confine invalicabile. E questo vale anche per i Mondiali, che sono in programma a febbraio e che rappresentano il ritorno di Cortina sul palcoscenico degli eventi mondiali, un anticipo di quello che accadrà con le Olimpiadi del 2026. “L’obiettivo che ci siamo dati è di limitare al massimo l’impatto ambientale che un grande evento comporta – spiega Sieff che si è occupata anche dell’impatto ambientale delle Olimpiadi di Torino del 2006 e dell’Expo italiana del 2015 a Milano –  calcolando appunto le emissioni di anidride carbonica, che vogliamo limitare e successivamente compensare, ma facendo attenzione anche ai dettagli. Un esempio: i premi per i vincitori dei mondiali saranno realizzati dai ragazzi del liceo artistico di Cortina, utilizzando il legname recuperato dai territori colpiti dalla tempesta Vaia”.

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Ma quale è la differenza tra organizzare un grande evento in una grande città, come Milano nel 2015- oppure in un contesto come le Dolomiti? “È molto diverso – sostiene Sieff – perché bisogna partire dall’anima del luogo. E difenderla. È chiaro che sulle Dolomiti i trasporti e la viabilità non sono gli stessi che si trovano nel contesto di una città. L’organizzazione dei trasporti, ad esempio, è stata molto complicata, con l’obiettivo di non sovraccaricare un sistema delicato. Ma non dimentichiamo che si tratta di località turistiche, già pronte per affrontare picchi di presenze negli alberghi e nelle seconde case che non vengono superati durante questi eventi: l’obiettivo deve essere quello di lavorare sui flussi giornalieri e soprattutto l’impatto prodotto della mobilità delle persone e dei rifiuti che vengono creati. Cortina ha già ospitato le Olimpiadi del 1956, ma comunque c’è un piano per evitare che le opere realizzate per questi mondiali diventino poi – come è successo altrove – “cattedrali nel deserto”: si tratta di investimenti in linea con lo spirito del luogo che saranno utilizzati per molto tempo dalla popolazione e dagli ospiti della conca ampezzana. Sempre nel rispetto della natura.

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La montagna si difende anche usando il mare. Sul fronte dei gas serra l’azione “compensativa” di Cortina 2021 conduce un centinaio di chilometri più a sud (in linea d’aria) nella Laguna di Venezia, dove la Fondazione dei mondiali sosterrà un progetto di allevamento del pesce con tecniche di tradizione d’altri tempi che comporta l’assorbimento di CO2 nei fondali marini: “Cercavamo un’iniziativa da sostenere vicino a Cortina e l’abbiamo trovata in Val Dogà, una valle da pesca dove l’allevamento del pesce avviene secondo una tecnica antica che comporta la cattura di anidride carbonica dall’atmosfera. In pratica la gestione “green” di questa attività riduce l’impatto sull’effetto serra e sul riscaldamento globale e la compensazione delle emissioni legate ai campionati di sci dovrebbe perfezionarsi in poco più di un anno” spiega Sieff.

Nel calcolo delle emissioni rientrano le attività di movimento terra per la realizzazione delle nuove piste da sci e della nuova viabilità ai piedi delle Tofane (proprio quelle che l’estate scorsa avevano attirato l’attenzione dei movimenti ambientalisti) ma anche l’impiego di materie prime come l’acciaio, utilizzate per il nuovo impianto funiviario fra Cortina e Col Druscié. “Si tratta di calcoli molto complessi, certificati da un ente indipendente, secondo cui dovremmo arrivare a coprire il 100 per cento delle emissioni dirette generate dai campionati” spiega ancora Sieff.

Sul fronte delle foreste c’è il sostegno a un progetto che prevede la messa a dimora di circa 6 mila piante in un’area devastata dalla tempesta Vaia sull’altopiano di Asiago. E poi gli altri obiettivi: 60 per cento degli acquisti effettuati con criteri “green”; 60 per cento dei prodotti per la ristorazione di provenienza locale, certificati bio o “fair trade”; 70 per cento di raccolta differenziata e 100 per cento di energia verde, che sulle Dolomiti è quella totalmente rinnovabile prodotta dalle centrali idroelettriche.

L’approccio è quello dell’economia circolare: “Le eccedenze alimentari saranno destinate a enti caritatevoli, mentre i chilometri di banner utilizzati per i campi di gara saranno riconsegnati ai produttori o comunque avviati a nuovi processi lavorativi per essere trasformati in altri prodotti, ad esempio borse che saranno confezionate all’interno del carcere di Venezia” spiega ancora Susanna Sieff. Che aggiunge: “Puntiamo alla sostenibilità, ma ci interessano anche le ricadute sociali del nostro evento: ad esempio sui giovani e sulle aziende del luogo”.

La sfida della sostenibilità potrà essere un banco di prova in vista delle Olimpiadi invernali del 2026, in programma tra Milano e Cortina, ma questa edizione dei mondiali sarà in ogni caso unica con la necessità (senza precedenti) di conciliare le esigenze di sport, spettacolo e – questa volta – sicurezza sanitaria. Il numero di spettatori dovrà essere limitato rispetto alle ipotesi iniziali (le previsioni erano di circa 12 mila spettatori agli appuntamenti principali) ma resteranno comunque varie azioni, ad esempio gli interventi sulla mobilità sostenibile già previsti nel programma e pure i protocolli “plastic free” che prevedono l’uso di piatti, posate e stoviglie biocompostabili.



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