Morgan, l’artista dei sentimenti, prendere o lasciare

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Una pioggia di improperi ha sommerso il Festival della Bellezza al Parco archeologico di Selinunte. Arrivato sul palco dopo le lezioni di Massimo Cacciari e di Umberto Galimberti, Morgan era chiamato a celebrare, con un concerto-lezione intitolato “Segnali di vita e di arte”, la musica di Franco Battiato, suo vecchio amico con il quale tra l’altro collaborò suonando nell’album Gommalacca.

Morgan ha però deviato il percorso della sua lezione cantando brani di altri autori ed è stato così contestato rumorosamente dal pubblico. A quel punto l’artista milanese è sbottato: “Avete rotto il c…, ho dei sentimenti, co…”, ha detto, insultando quanti in mezzo al pubblico arrivato al concerto pagando il biglietto, lo contestavano.

Si è anche stupito, Morgan: “Ma siete venuti e non mi conoscete?”, ha detto. Eccola la chiave necessaria per interpretare la sua reazione: Morgan sa che non può non essere imprevedibile, seguire l’estro del momento, soprattutto, quando si tratta di condivisione di un momento artistico, mettere i sentimenti davanti ad ogni altra cosa. Senza costrizioni possibili. “Siete il direttore artistico?”, continuava a ripetere.

Morgan dovrebbe chiedere scusa per il turpiloquio? Forse sì. Ma allora dovrebbe farlo anche il pubblico. Del resto, chi conosce Morgan lo sa: questa di reagire d’istinto, seguendo il sentimento del momento, è una sua costante. Al Festival dei Sanremo con Bugo non ha sopportato che qualcuno potesse aver cambiato all’ultimo momento il lavoro di arrangiamento sul brano Canzone per te di Sergio Endrigo, su cui aveva lavorato da giorni per la serata dei duetti.

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E così il giorno dopo Morgan si è vendicato, cambiando in diretta il testo della canzone cantata in duetto con Bugo, Sincero, con il risultato di venire entrambi esclusi dalla gara e dal Festival. Sincero fino all’autolesionismo, si potrebbe commentare. Lo accompagna l’altra costante, una sapiente gestione dei meccanismi dello spettacolo acquisita in anni di musica e di palco con i Bluvertigo, poi da solista e infine da giudice nei talent, formidabile palestra televisiva, e da conduttore di programmi musicali tutti suoi.

Così a Selinunte, da sapiente manovratore dei linguaggi della comunicazione, Morgan ha fatto cadere la quarta parete, facendo diventare il pubblico protagonista sul palco insieme a lui: in nome della bellezza, dell’arte della musica, del rispetto che si deve ad un artista. Lo ha fatto usando toni eccessivi? Senz’altro. Ma ribadendo ogni volta l’amore per ciò che maneggia, la musica, specialmente quella degli eroi del suo firmamento: Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Fabrizio De André.

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“Non sono un juke box”, avrebbe potuto dire utilizzando un riferimento alla canzone di Edoardo Bennato Sei come un juke box. “Canto solo quando mi sento di farlo”, ha poi spiegato. L’artista sul palco tratta la musica a modo suo, riuscendo a volte a sfiorare il sublime, o cadendo rovinosamente quando non abbia il controllo completo della situazione. Chi va a un concerto di Morgan deve saperlo, e lasciarsi trasportare dall’onda del momento. Altrimenti meglio restare a casa propria.

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