Moro contro Moro Conte e Renzi alla sfida delle citazioni

Moro contro Moro, Conte e Renzi alla sfida delle citazioni

La Republica News
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Giuseppe Conte e Matteo Renzi, due che in questo momento non si sopportano, si attaccano l’uno con l’altro per mezzo di una citazione di Aldo Moro. “La verità illumina e dà coraggio”, ha detto Renzi in una dichiarazione di voto sulla fiducia alla manovra al Senato, spiegando che il suo partito conferma la fiducia al governo, a patto che si dia da fare.

Palazzo Madama

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E il premier, a qualche chilometro di distanza, a Villa Madama, alla conferenza stampa di fine anno, gli ha risposto con Moro: “Nell’ultimo discorso ai gruppi parlamentari della Dc diceva che gli ultimatum non sono ammissibili in politica perché hanno il significato di una stretta che significherebbe far precipitare le cose e impedire che si raggiunga una soluzione positiva. Io sono al di fuori degli ultimatum. Sono per il dialogo e trovare una sintesi nell’interesse superiore del Paese”.

governo

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Aldo Moro, una parentesi luminosa a cui guardare come a un debito struggente. Ma lo statista ucciso dalle Brigate Rosse non amava i duelli e meno che mai le frasi estrapolate dai suoi complessi discorsi. “Presidente, qual è la parte che sintetizza meglio il suo pensiero?” gli chiese un giorno un giornalista dopo un intervento. E Moro: “La pubblicazione integrale”. Giuseppe Conte dice di avere come modello Aldo Moro, forse per le comuni radici pugliesi, ma il presidente Dc mai avrebbe fatto un governo con Matteo Salvini; Renzi ha fatto la tesi di laurea su Giorgio La Pira, ma il sindaco santo girava senza calze e beveva acqua calda ai pasti. In questo tempo povero di maestri Moro quindi è piegato alle occasioni.

Chissà cosa ne penserà, da lassù, di questo duello di parole. Difficilmente avrebbe amato la vanità di Conte e la brutale risolutezza di Renzi. La modestia, ha scritto Marco Follini in Democristiani, era considerata una virtù, la presunzione messa al bando, coltivata semmai di nascosto, senza lasciare troppe tracce. “C’era sempre qualcosa sopra di noi. Dio, il paese, il partito, gli altri”.



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