Morta Costanza Afan de Rivera, l’ultima dei Florio

La Republica News

Se ne è andata col timore che la storia della sua famiglia, i Florio, i “Leoni di Sicilia” secondo il romanzo di Stefania Auci,  potesse perdere la vetrina che le spetterebbe. Costanza Afan de Rivera, 70 anni , romana, nipote di due protagonisti delle belle epoque come Ignazio e Franca Florio, è morta nella casa di famiglia a Roccalvecce, in provincia di Viterbo. Lottava da tempo con un male che l’ha vinta. Costanza Afan de Rivera era la figlia di Giulia Florio, la donna che nel suo palazzo romano salvò numerosi ebrei dai rastrellamenti nazisti: a lei donna Costanza dedicò il libro “L’ultima leonessa”, edito da Sperling & Kupfer, ritratto di famiglia dall’interno che attraversa i grandi eventi della storia d’Italia, dal terremoto di Messina del 1908 alla seconda guerra mondiale attraverso le vicende, economiche, mondane e sentimentali, di Casa Florio.Un romanzo familiare che ha colmato solo in parte il desiderio di Costanza Afan di inchiodare alla Storia il nome della sua famiglia. “Il marchio Florio potrebbe essere un volano del turismo – disse a giugno nell’intervista che presentava il suo libro – un nome  conosciuto in tutto il mondo per il Marsala e per la Targa Florio ma nessuno si chiede chi ha fatto la Targa e il Marsala, chi c’era dietro questi due marchi. Perché la storia dei Florio non deve esssere studiata nei libri di storia? È qualcosa che non bisognerebbe dimenticare”.Per la verità la storia dei Florio, dinastia di armatori, imprenditori del vino, della conservazione del pesce, della ceramica e del turismo, protagonisti di un’epoca d’oro per la Sicilia e amici di re e regine, hanno conosciuto un’impennata di popolarità grazie al best seller della Auci, che sta terminando il seguito de “I leoni” e che vedrà anche una versione televisiva. Ma lei, donna Costanza, oltre al lustro del jest set a cavallo fra i due secoli, narrò anche le sofferenze intime della nonna, corteggiata da D’Annunzio ma tradita dal marito, e il coraggio della mamma, capace di affrontare faccia a faccia l’ufficiale nazista Herbert Kappler per chiedere e ottenere la liberazione dell’amato zio Vincenzo Florio, il fondatore della corsa automobiistica più antica:  la Targa Florio.I nomi di Giulia Florio e del marito sono ricordati nel Giardino dei Giusti, in Israele, per aver dato rifugio nel loro palazzo a moltissimi ebrei romani durante le persecuzioni razziali del 1943.”Una “lucida e coraggiosa” testimone della grandezza dei Florio” – dice Stefania Auci, autrice de “I Leoni di Sicilia” – il bestseller che racconta l’epopea della grande famiglia siciliana”. L’incontro tra la scrittrice e la nobildonna è avvenuto nel corso delle ricerche compiute per il romanzo. “Avevo cercato di incontrarla in varie occasioni e per caso ho scoperto che era su Facebook. E’ scattata una immediata simpatia e mi ha raccontato moltissimo cose sulla nonna, sul suo modo di essere e sul carattere. E’ stata di una grande generosità”.Lo scopo della vita di donna Costanza, ricorda la Auci, era “mantenere alto il nome della famiglia, sempre con equilibrio e dignità’. Parlava dei Florio con grande lucidità, facendo notare come fosse l’ennesima occasione mancata per la Sicilia e per il territorio, ma anche tenendo conto delle personalità’ dei nonni, che si erano sposati giovanissimi e si erano trovati a gestire crisi e situazioni piu’ grandi di loro”.


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