Morte Gino Strada, si apre la camera ardente. Raccolte 50mila firme per intitolargli una via: “Ma ricordiamo con lui anche la prima moglie Teresa Sarti”

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Il popolo di Emergency è in fila dalle due del pomeriggio in via santa Croce a Milano per dare l’ultimo saluto a Gino Strada. L’urna con le ceneri è arrivata dalla Normandia, dove il fondatore del’Ong è morto il 13 agosto, mentre era in vacanza. Un lungo applauso è scattato alle 16, quando è arrivata l’auto con a bordo la moglie, Simonetta Gola, che l’ha accompagnato in questo ultimo viaggio dalla Francia.

Fuori dalla sede milanese di Emergency la coda di sostenitori, volontari, ma anche medici e infermieri dell’organizzazione è molto lunga. C’è chi viene da Milano, chi è tornato apposta dalle vacanze, ma ci sono delegazioni anche dal sud Italia, da Genova un folto gruppo di operatori, come da Piacenza. In arrivo volontari e sanitari che hanno operato nei centri chirurgici aperti da Strada in tutti i punti più caldi dello scacchiere internazionale.

Gino Strada, lunghe code alla camera ardente. Emergency: “Questa è la sua eredità”

La prima autorità che ha voluto omaggiare la memoria del chirurgo milanese sostando nella camera ardente è il sindaco di Milano Beppe Sala: “Sono qui per ricordare un amico, una grande figura, una persona che ha lavorato per la pace nel mondo. L’ho sempre ammirato perché era un uomo che prima di parlare, faceva. Anzi, faceva, e a volte non parlava nemmeno. Questo mi sembra un bell’esempio”. Il sindaco ha confermato che ancora non è stata scelta la strada o la piazza da intitolare al fondatore di Emergency. Una petizione in questo senso su Change org ha raccolto oltre 50mila adesioni. “Devo consultarmi con la famiglia e con Emergency”, ha detto Sala. E fuori, in coda, Luca Paladini, portavoce de I Sentinelli, fra i promotori della petizione, chiede di intitolare la strada “a Gino e a sua moglie Teresa Sarti, senza la quale Emergency non sarebbe diventata quello che è”. 

Rossella Miccio, la presidente di Emergency, fra le lacrime ha promesso: “Andremo avanti, nel suo nome, seguendo il suo esempio. Lui ha costruito tanti ospedali ma ha tirato su anche una bella squadra capace di dare continuità ai progetti avviati”.

Sul cancello d’ingresso sono appesi diversi i mazzi di fiori e i messaggi, tra i quali quello che recita “Ora vai, Gino, continuiamo noi. Ti abbracciamo per sempre” e “Grazie Gino! Quello che lasci resta straordinario come te. Vola alto”.

Nel giorno in cui si apre la camera ardente di Gino Strada a Casa Emergency che per tre giorni accoglierà chi vuole di dare l’ultimo saluto al medico fondatore dell’associazione, è arrivata a 50 mila firme la petizione online per dedicargli piazzale Cadorna a Milano. Non si tratta dell’unica intitolazione a Strada a cui si sta pensando. Nel Cremonese è partita sui social la proposta di intitolargli l’ospedale Maggiore di Crema che ha già trovato diversi pareri favorevoli, come quello del sindaco della cittadina Stefania Bonaldi.

“Si tratta di una bella proposta – ha detto alla Provincia di Cremona – che riconosce il valore di un grande medico, e al contempo si rivela molto sfidante, soprattutto per l’idea di sanità coltivata, perseguita e praticata da Gino Strada. Vale a dire una sanità pubblica, che garantisca un diritto pieno alla salute per tutti e per tutte”. “Credo che dare il nome di Gino Strada ad un ospedale  – ha aggiunto – non possa prescindere dal sostenere questa idea di salute pubblica vista come un diritto”.

Milano si prepara all’ultimo omaggio a Gino Strada, la camera ardente nella sede di Emergency

Ma sulla proposta milanese negli ultimi giorni c’è anche una nuova versione, lanciata dagli esponenti milanesi di Europa Verde Elena Grandi e Carlo Monguzzi e dei Giovani Europeisti Verdi. Una via o una piazza alla memoria e in perenne ricordo non solo del medico, ma anche di Teresa Sarti, la sua prima moglie morta nel 2009, co-fondatrice di Emergency: “A entrambi perché hanno da sempre aiutato i più deboli, le vittime e i feriti di guerra, soccorrendoli ovunque ve ne fosse bisogno, incuranti dei pericoli e delle brutalità generate dai conflitti. A entrambi perché hanno creduto nell’utopia possibile di cancellare la guerra dalla faccia della terra e perché, nell’attesa, non sono stati con le mani in mano ma hanno costruito un progetto di vita che aiuta e salva vite umane e che ancora oggi è concreto in molte parti del mondo dove purtroppo i conflitti producono distruzione, morti e feriti soprattutto tra la popolazione civile. Il sindaco Beppe Sala ha detto che dopo una giusta e approfondita riflessione, Milano individuerà il modo più adatto e degno per ricordare Gino Strada. Crediamo sia più giusto che Milano trovi il modo di ricordarli entrambi perché Teresa nel comune progetto di vita dedicato ad aiutare gli altri è sempre stata a fianco di Gino, spesso avanti di qualche passo. E’ grazie alla loro opera, alla loro passione e dedizione che ancora oggi Emergency e tutti i volontari e medici impegnati continuano ad operare in molte parti del mondo, compreso l’Afghanistan dove sono presenti 3 ospedali e decine di presidi di primo soccorso”.

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