Morterone, nel comune più piccolo d’Italia entrano in consiglio tre volti del Partito Gay. Ma il candidato sindaco è sconfitto

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Con un’affluenza altissima – in controtendenza rispetto al resto d’Italia – all’81,48%, Morterone ha eletto il sindaco. Ben 22 elettori su 27 del Comune più piccolo d’Italia, nel Lecchese, sono andati a votare, scegliendo tra due candidati: l’avvocato lecchese Dario Pesenti, con una lista civica, Andrea Grassi, del partito Gay Lgbt. Ha vinto il primo per 12 a 9 (un voto nullo), anche se Grassi ha presentato un ricorso al Tar perché la candidatura di Pesenti era stata presentata con mezz’ora di ritardo, giustificato col fatto che gli uffici municipali si trovano a Ballabio, comune a oltre 16 chilometri di distanza, lungo una strada montana tutta a curve.

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L’altra particolarità di queste elezioni è che per la prima volta non ci sarà in consiglio comunale gente residente (neppure con una seconda casa) a Morterone. Tutti gli eletti sono forestieri, compresi i due candidati sindaci, quasi tutti vengono da Lecco, che dal paesino, mille metri sul livello del mare sul monte Resegone, dista pochi chilometri. “È andata comunque bene – dice Grassi – intanto entriamo in un consiglio comunale, ed è la prima volta, con tre consiglieri”. Pesenti invece si dice “tranquillissimo, ci è già stata data ragione: ha pagato Il contatto diretto con le persone più che la campagna aggressiva dei nostri avversari”.

Elezioni a Morterone, nel comune più piccolo d’Italia si presenta il candidato sindaco del Partito Gay

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