Mps-Unicredit, Giani batte il pugno: “Non se ne fa niente senza coinvolgere il territorio”

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Ad agitare una campagna elettorale estiva che alla vigilia non prometteva grossi scossoni dopo le punzecchiature di Italia Viva al candidato nonchè segretario Pd Enrico letta, ora arriva anche, con tutto il suo peso il presidente della Regione Eugenio Giani che chiede un posto alla tavola che dovrà decidere il futuro dell’istituto. E il tema è quanto delicato e suscettibile di alterare equilibri già assai precari: il futuro del Monte dei Paschi di Siena.

“Io voglio valutare meglio tutti gli elementi prima di fare una dichiarazione”. Così Giani ha risposto ai cronisti che gli chiedevano una valutazione sull’apertura della trattativa da parte di UniCredit per l’acquisto di un perimetro definito di Banca Mps. Giani ne ha parlato a margine dell’evento inaugurale del primo tratto della terza corsia della A1 tra Firenze Sud e Incisa.

Non è solo una questione finanziaria ma anche politica e con suggestivi intrecci di nomi e incarichi. Letta è infatti in corsa per il posto lasciato libero da Piercarlo Padoan, ossia l ‘ex ministro del Tesoro – in carica ai tempi del salvataggio pubblico di Rocca Salimbeni – che si è dimesso da deputato dem proprio per la presidenza di Unicredit, che ora sembra quanto mai vicina a Mps. Una situazione che, naturalmente, gli avversari della destra stanno sfruttando per riproporre un evergreen, ovvero quello della sospetta vicinanza del Pd alla banca di Siena.

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Giani è poi tornato sul tema i maniera più approfondita: “Partiamo da un punto: il Monte dei Paschi è una banca che ha un forte valore sociale, oltre che economico, che sta nel rapporto secolare con il territorio di Siena e della Toscana e la notizia di una proposta di Unicredit al Tesoro per la sua acquisizione e incorporazione non può essere solo oggetto di valutazioni di mercato economico-finanziario. Come il Parlamento, anche la Regione e gli enti locali coinvolti devono essere messi, con tempestività, a conoscenza degli elementi concreti di una proposta che potrebbe portare alla perdita di migliaia di posti di lavoro, di un know-how di eccellenza e di un marchio storico unico. Tutto questo in una realtà, come Siena, che è già stata duramente provata da quanto avvenuto nel corso degli anni, con operazioni etero-dirette, l’ultima delle quali fu quella, malaugurata, dell’acquisto di Antonveneta”.

“Al netto dei dati strutturali, che rivelano problematicità sul piano del patrimonio netto e delle sofferenze sui crediti, Mps – prosegue Giani – ha registrato con la sua attività dell’ultimo periodo, positivi risultati economici, accertati dalla trimestrale e che quasi sicuramente saranno confermati dall’imminente semestrale, a dimostrazione che il corpo della banca è sano e dotato di professionalità serie e competenze”.

E per essere ancora più chiaro: “”Vedere il Monte inghiottito da Unicredit con una trattativa – ancora il presidente della Toscana – che salta il territorio e non considera il patrimonio di un Istituto che è capillarmente radicato nel Centro Italia, ma presente nell’intero Paese, non è accettabile. Si impone un tavolo di confronto con coinvolga le forze sociali, i sindacati dei lavoratori, la Regione, il Comune e la Provincia di Siena. Le condizioni di operatività della banca, lo dice il suo cda, possono portare ad un attivo già nel 2023 e forse fin dal 2022. Tutto questo impone al Tesoro un’attenta valutazione rispetto all’ipotesi di una frettolosa cessione a Unicredit. E come non valutare che fin dai prossimi mesi – dice ancora il presidente – la Banca potrebbe confermare il buon andamento delle sue attività ordinarie, con una situazione quindi anche più spendibile in una trattativa con l’obiettivo  di definire eventuali accorpamenti con altri Istituti di credito ed  in quadro tale da offrire garanzie concrete di salvaguardia dei posti di lavoro, di tutela e valorizzazione del marchio, di mantenimento di livelli decisionali importanti a Siena”.

Giani (ansa)
Le criticità regionali: Gkn e Piombino
Il presidente ha poi messo sul tavolo gli altri temi caldi, a iniziare dalla crisi Gkn. “Voglio fare presente una cosa al Governo – ha insistito -: la Toscana non vive con preoccupazione solo la vicenda Mps. Siamo nel mezzo di una crisi che ha assunto, anch’essa, un rilievo nazionale per le modalità con cui si è manifestata, con l’improvvisa e arrogante chiusura dello stabilimento Gkn ed il conseguente licenziamento, con una mail, di 422 lavoratori e c’è un’altra questione aperta da troppo tempo: quella della scarsa attenzione alle potenzialità per la produzione di acciaio degli stabilimenti siderurgici di Piombino. Una scarsa attenzione difficile da capire e accettare quando, in altre parti del Paese, lo Stato sostiene fortemente prospettive di sviluppo che sono contrastate fortemente dalle comunità locali. Accanto a questo ricordo le questioni della modernizzazione infrastrutturale del Paese hanno lasciato indietro il corridoio tirrenico, sia sul piano stradale di grande comunicazione, sia sul piano ferroviario nella prospettiva dell’alta velocità, nonostante la questione si connetta al questione dei collegamenti con Roma e il Sud Italia di tutta l’area del nord-ovest. La questione Toscana – conclude – vale nel suo complesso un tavolo nazionale con il Governo e mi attiverà perché questo avvenga nei tempi più rapidi”.

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