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Muore dopo intervento su neo, arrestati santone e medico

La Republica News
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Avrebbero causato la morte di una ragazza dopo l’asportazione di un neo, morte avvenuta lo scorso ottobre all’ospedale San Martino di Genova. I carabinieri del capoluogo ligure hanno arrestato il dirigente medico di chirurgia generale dell’ospedale di Manerbio, nel bresciano, Paolo Oneda, e il presidente e guida spirituale del centro olistico “Anidra” di Borzonasca, nell’entroterra genovese, Vincenzo Paolo Bendinelli.

I due sono accusati di omicidio volontario con dolo eventuale, violenza sessuale e circonvenzione di incapaci. Secondo le indagini, alla ragazza, che frequentava il centro,  il medico aveva asportato un neo operando nell’agriturismo gestito dal ‘santone’  senza i dovuti accertamenti istologici. Dopo l’asportazione, si sarebbero sviluppate numerose metastasi. Non è lunica indagine aperta dalla Procura di Genova sul centro “Anidra”.

I militari del Nucleo Investigativo hanno accertato che la vittima si era avvicinata al Centro e alle scienze olistiche già da molti anni. Nel centro “Anidra” aveva anche celebrato il proprio matrimonio e lì insegnava Yoga e Thai chi chuan.

Sempre in base a quanto ricostruito dall’accusa, come spiegato dai numerosi conoscenti sentiti a verbale, prima di avvicinarsi al Centro di Borzonasca, aveva avuto una regolare vita sociale, venendo poi gradualmente assorbita da quell’ambiente, allontanandosi dagli affetti e abbracciando totalmente gli insegnamenti del “Maestro”.

Dopo la morte della ragazza i familiari hanno denunciato che la donna nell’ottobre del 2018 aveva subìto presso quel centro l’asportazione di un neo verrucoso sanguinante. L’intervento era stato effettuato dal chirurgo Oneda alla presenza di Bendinelli, in locali non idonei a livello sanitario e senza sottoporre il tessuto ai previsti esami istologici.

Altri testimoni hanno parlato di una operazione effettuata su un tavolo da cucina e senza alcuna anestesia, inserendo l’evento in un presunto patologico processo di “purificazione spirituale”.

Nel corso dei mesi successivi la donna, in preda a dolori lancinanti veniva continuamente rassicurata dagli indagati circa la sua sicura guarigione, e privata di qualsiasi adeguato trattamento medico che invece sarebbe stato necessario.

Secondo i militari i due arrestati erano pienamente coscienti della superficialità con cui era stato effettuato il primo intervento e  consapevoli del grave e progressivo aggravamento del quadro clinico della donna, che nei mesi successivi aveva subito le palesi e pesanti conseguenze della diffusione del tumore ma si era affidata totalmente alle indicazioni del medico e del “Santone”, che l’avevano rassicurata in merito alla sua guarigione ed al ritorno allo stato di salute, anche grazie a non meglio precisate pratiche olistiche e di “protezione energetica”, senza svolgere alcuna iniziativa volta ad arrestare il diffondersi della patologia.



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