Mykolaiv: sul fronte del Sud, dove gli invasori intensificano i bombardamenti

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MYKOLAIV –  A sera i vigili del fuoco devono fermare la rimozione delle macerie, che sotto quel buco alto sette piani e largo quattro finestre si contano dodici morti. Trentatré sono i feriti. C’è da verificare con la luce del sole se sotto le macerie è rimasto qualcuno. 

È sopravvissuto, perché in ritardo sull’orario d’ingresso, l’obiettivo di quel missile straordinariamente fotografato nella sua traiettoria finale: Vitaliy Kim, l’ironico e popolare governatore della Regione di Mykolaiv. «Il razzo mi ha distrutto l’ufficio», dirà nel suo video mattutino, «e anche le confezioni di sigarette elettroniche». Ne ha spesso in bocca una, quando aggiorna gli ucraini sullo stato della battaglia in questo Sud mai sedato. E prima di parlare, il governatore Kim, allarga le dita a “V”, come Winston Churchill.

Che significa quel missile Iskander sparato sul palazzo della Regione in un momento in cui la trattiva per la tregua cresce, i russi a Istanbul promettono di abbassare i cannoni e a Kiev smobilitano i carri? Senza dubbio che il governatore Kim, da alcuni giornali americani ritratto come uno dei possibili eredi di Volodymyr Zelensky, è un target importante. E poi che Vladimir Putin non intende pacificare questo tratto di Ucraina meridionale che gli consente di unire la Crimea al Donbass e che può diventare — insieme alla caduta rovinosa di Mariupol — uno scalpo da portare ai tavoli della pace.

Il disastro delle 8,35 di ieri mattina, ora registrata su una telecamera cittadina, segue e precede pomeriggi e notti di cannoneggiamenti reciproci nell’area dei villaggi tra Mykolaiev e Cherson, due città divise da 90 chilometri di strade oggi non percorribili. La prima, Mykolaiev, nell’ultima settimana ha conosciuto una controffensiva delle forze ucraine, pagata con cento feriti, che ha comunque portato la città a respirare e ha ricacciato i russi verso l’estuario del Dnipro. La seconda, Cherson, caduta dopo la prima settimana di invasione, da allora non si è mai arresa. I cittadini sono sempre in piazza a reclamare, per esempio, la restituzione dei rapiti: «Ne hanno portati via quaranta», dice il portavoce Yuri Sobolevskyi. 

Ecco, i russi non possono permettersi di restare tra due città così insubordinate e, quindi, in risposta lanciano missili ipersonici sulle sedi istituzionali, colpo che fa scattare un’inchiesta per crimine di guerra da parte della procuratrice generale Iryna Venediktova.

Ieri mattina gli abitanti di Cherson avevano fotografato un convoglio russo che si era messo in marcia sulla strada che porta a occidente. Pochi minuti ed è arrivata la notizia che il commando delle forze aree interne, la 79a Brigata, aveva distrutto un gruppo di mezzi in arrivo, forse gli stessi segnalati a metà mattinata. «Non credo che i russi ci attaccheranno», dice in tv il governatore Kim, «se volessero prendere Mykolaiv il palazzo della Regione gli sarebbe servito». Invece ne hanno abbattuto il corpo centrale. Sono in molti però, e tra loro il sindaco Olexander Senkevich, a pensare che qui, domani, arriverà la battaglia per ora impantanata nei villaggi di confine. Il frutto di questo conflitto è una regione dove non ci sono elettricità e acqua in 52 insediamenti. 

La roccaforte Mykolaev, ha ricordato l’altro giorno il sindaco di Odessa Gennadiy Trukhanov, fa dormire sonni relativamente tranquilli al porto più importante dell’Ucraina. A Odessa lo scorso weekend hanno riaperto lo zoo e staccato un numero record di biglietti, tanta è la voglia di vita. Nelle città dove la guerra si quieta, si riaprono subito ristoranti e parchi giochi. Ma il Sud, come l’Est d’altronde, non può mai davvero riposare. Lo staff generale delle forze armate segnala, infatti: «Sette navi della flotta russa sul Mar Nero sono entrate nelle acque protette, probabilmente con l’intento di lanciare uno strike missilistico». 

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