Napoli: “Dopo 25 anni lascio Berlusconi per Toti. Non inseguo poltrone”

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 «Non lo faccio per avere un posto, ma per questioni politiche. Volessi delle poltrone per me, per chi mi segue o per chi mi seguirà avrei meditato altre decisioni. Con Toti non si va per avere posti». Parola di Osvaldo Napoli, ex parlamentare di Forza Italia che ieri, insieme con Daniela Ruffino, ha aderito a Cambiamo, forza del governatore della Liguria Toti. Napoli è stato uno dei punti di riferimento storici del partito di Berlusconi in Piemonte. Ha aderito agli Azzurri nel 1994, tra i primi, dopo anni di militanza nella Democrazia Cristiana. Sindaco di Giaveno, quattro volte parlamentare, primo cittadino di Valgioie e candidato sindaco a Torino nel 2016.

Napoli, alla fine ha deciso di mollare. Perché?

«Questione di linea politica, diversa da quella di Forza Italia, più vicina a quella di Toti. Credo nella formazione di una nuova forza di centro che possa coagulare diverse anime».

Va bene, questa è la motivazione nobile. Nella realtà è insoddisfatto delle scelte di Forza Italia?

«No. Guardi. In queste ore mi hanno chiamato diverse persone. Io non polemizzo con nessuno. Ci mancherebbe. Se poi qualcuno polemizza con me, io rispondo».

In cerca di qualche posto…

«Questa mi fa sorridere. È bella davvero. La prendo come una battuta. Ma secondo lei, se fossi veramente in cerca di posti, non sarebbe meglio pensare ad un passaggio nella Lega o in Fratelli d’Italia? Con tutto il rispetto per Toti, non credo che possa garantirmi poltrone. Lo ripeto, lo so che è strano, ma la mia è una scelta politica».

Scelta politica che arriva nel giorno in cui Tajani è stato nominato nuovo coordinatore nazionale di Forza Italia, con Anna Maria Bernini, vice, e Licia Ronzulli. È un caso?

«Una scelta che avevo già preso a prescindere dalle nomine di Berlusconi. Forse le scelte di oggi sono una compensazione per incarichi non ricevuti nel governo, ma non sta a me giudicare. Ripeto, non faccio polemiche».

Alla fine anche il rapporto con il coordinatore piemontese, Zangrillo, non ha aiutato. Pure questo elemento l’ha spinta a lasciare?

«Ma no, nella maniera più assoluta. Io ho sempre lavorato a livello nazionale, non locale. Il coordinatore regionale non è un personaggio che mi può dare noia. Io ho un modo di fare politica diverso dal suo, e lo rivendico. Lui fa la sua strada, io la mia».

La sua è l’ultima di una lunga serie di abbandoni, no?

«Beh, sì. È stata una carneficina in Piemonte»

È in Forza Italia dal ‘94, come fa ad andarsene?

«Anche le storie più lunghe finiscono, ma quando le divisioni avvengono per questioni politiche non ci sono problemi. Ripeto, io guardo al progetto di Toti, al grande centro».

E in Consiglio comunale cosa farà?

«Annuncerò il cambio di gruppo, da Forza Italia a Cambiamo. Per ora si modifica il nome».

Va bene. Il suo passaggio mette in difficoltà la candidatura di Damilano come sindaco civico di centrodestra su Torino?

«No, anzi, la rafforza. Io mi sono espresso da subito in favore dell’esperienza di Damilano a Torino. Siamo con lui».

Il governatore Cirio, che è di Forza Italia, avrà problemi in Regione, sentirà qualche scossone?

«No. Da parte nostra nessuna, ci mancherebbe. Alberto è un amico.Anche lui credo che prima o poi farà le sue riflessioni».

Cirio sembrava in procinto di avvicinarsi alla Lega…

«Mi guardo bene, non dirò nulla. Ripeto, Alberto è un amico. Prima o poi farà le sue scelte».

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