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Napoli, Gattuso confermato poi abbandonato: così è nata la frattura con De Laurentiis

La Republica News
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NAPOLI – Quanto contano nel mondo del calcio le strette di mano e le parole date? Per Rino Gattuso evidentemente ancora molto, perché dietro il suo sfogo in tv contro Aurelio De Laurentiis non c’era la semplice rabbia di un allenatore messo in discussione dal suo presidente, ma la più profonda amarezza di un uomo che si è sentito tradito. Per capire meglio cosa stia succedendo tra i due bisogna fare infatti un balzo indietro nel tempo: fino allo scorso 31 ottobre, quando ADL e Ringhio si misero virtualmente d’accordo a Castel Volturno sul rinnovo del tecnico con il Napoli fino al 2023. Virtualmente perché si trattò di un pranzo di lavoro a quattr’occhi e non c’erano gli avvocati delle parti, a cui in seguito sarebbe dovuta poi toccare la stesura dei contratti. L’intesa tra i diretti interessati era stata però già raggiunta tre mesi esatti fa, nei minimi dettagli: in primis quelli di natura economica. Si narra addirittura di un paio di firme buttate lì sul retro di un menù, giusto per lasciare un segnale più tangibile del patto appena trovato. Gli azzurri avevano travolto a Fuorigrotta l’Atalanta e c’era fretta di blindare la panchina, da parte del club.

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L’illusione di restare altri due anni e mezzo

Gattuso da quel momento si è sentito impegnato a tutti gli effetti con il Napoli. Lui e ovviamente anche il suo staff, a cui il tecnico ha annunciato informalmente la novità: si resta qui per altri due anni e mezzo. Era una scelta professionale e pure di vita, che coinvolgeva intere famiglie. Per questo Ringhio l’ha presa molto sul serio e non è riuscito ad accettare la successiva evoluzione degli eventi. Quella stretta di mano, infatti, non si è mai trasformata in un contratto vero e proprio. De Laurentiis fece passare 40 giorni da quel fatidico 31 ottobre, senza dare seguito agli accordi verbali raggiunti e neppure motivare al tecnico le ragioni del ritardo. Ringhio fu insomma lasciato in una posizione ambigua fino a metà dicembre, quando (dopo la qualificazione degli azzurri ai sedicesimi di Europa League) la bozza ufficiale dell’accordo finalmente arrivò.

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La richiesta di chiarezza sui progetti futuri

Ma Gattuso è un uomo orgoglioso e nel frattempo se l’era legata al dito. Per questo non firmò subito il contratto e si prese a sua volta un po’ di tempo, chiedendo a De Laurentiis chiarezza sui progetti futuri: senza mai però rimettere in discussione i patti già raggiunti. Da lì è iniziata invece la telenovela sulla panchina del Napoli, deflagrata nello scontro aspro delle ultime settimane. La squadra ha rallentato un po’ in campionato, complici gli infortuni che hanno messo ko Osimhen e Mertens. Il quinto posto è però in linea col dichiarato obiettivo di tornare in Champions e intanto Insigne e compagni si sono qualificati per la semifinale della Coppa Italia. Ringhio è convinto dunque di aver lavorato bene e sta ancora aspettando che la stretta di mano del 31 ottobre si trasformi in una firma. Per questo non si è comportato come un allenatore in scadenza e non ha mai preso in considerazione le offerte ricevute da altre squadre. ADL non ha invece smentito le voci sui suoi presunti contatti con Rafa Benitez, dopo la sconfitta del 24 gennaio a Verona. Si è limitato a ribadire la sua fiducia al tecnico calabrese con un tweet e “dimenticandosi” della stretta di mano di tre mesi fa a Castel Volturno, a cui doveva seguire il rinnovo.

Gattuso esposto alle critiche

Per Gattuso la parola data valeva quanto una firma, per De Laurentiis non è stato così. Il rinnovo non è arrivato e Ringhio si è trovato esposto nei momenti di difficoltà alle critiche della piazza, a tratti feroci. Ne hanno chiesto l’esonero e addirittura le dimissioni, senza sapere nulla di quella stretta di mano del 31 ottobre. Ma il club ha lasciato fare, senza prendere le difese dell’allenatore calabrese: sedotto e poi abbandonato. Nel calcio succede. Stavolta ci è però finito di mezzo un uomo d’onore.



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