Narciso Parigi la voce di Firenze che conquisto anche lAmerica

Narciso Parigi, la voce di Firenze che conquistò anche l’America

La Republica News
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La tournée in America con Mina, l’amicizia con Dean Martin e Frank Sinatra, una spaghettata alla Casa Bianca con Ronald Reagan. Il nome di Narciso Parigi è indissolubilmente legato alla città di Firenze, la sua voce accompagna da sempre le imprese della squadra di calcio della sua città grazie agli inni Canzone Viola e Alè Alè Fiorentina, eppure con la sua attività di cantante Parigi ha avuto più successo all’estero che in Italia, specialmente negli Stati Uniti e in Canada: “In Italia ho fatto poco, quasi niente in confronto a quello che ho realizzato in quarant’anni di viaggi in America”, diceva Parigi, come se aver inciso in Italia tra gli anni 50 e gli anni 80 quasi 50 album e un centinaio di 45 giri fosse solo un dettaglio, come se non valesse nulla aver riportato al successo brani come Firenze sogna e Mattinata fiorentina. Ma è un fatto che il grosso della discografia di Parigi è rappresentato da 45 giri incisi negli Stati Uniti, rari o mai pubblicati in Italia. Un album appena uscito, intitolato Italia, America e ritorno, ci restituisce proprio la parte meno nota di Narciso Parigi, salito alla ribalta come il “più grande stornellatore di Firenze” e diventato uno degli artisti italiani più conosciuti oltreoceano.

Il 25 gennaio sarà trascorso un anno dalla morte a 92 anni di Narciso Parigi, grande voce della canzone italiana degli anni Cinquanta, interprete della musica folk toscana e in particolare fiorentina, cantante tra i più noti di Radio Rai dov’era arrivato nel ’44 con l’Orchestra Ferrari, e attore in 16 film, da Terra straniera di Sergio Corbucci (1954) a I laureati di Leonardo Pieraccioni (1995). Lo scorso novembre è uscito l’album intitolato Italia, America e ritorno, in cui vengono riprese una serie di sue canzoni meno note del repertorio “americano” interpretate da Lorenzo Andreaggi e da artisti tra i quali Stefano Bollani, Irene Grandi, Saverio Lanza, Fabio Armiliato, Antonio Aiazzi dei Litfiba e Alessandro Finazzo e Marco Bachi della Bandabardò. Parigi ha fatto in tempo a curare la direzione artistica dell’album mentre la produzione è di Sergio Salaorni.

“Non è però corretto definirlo un omaggio” osserva il cantante e regista Lorenzo Andreaggi, “è un album voluto fortemente da Narciso Parigi, che negli ultimi tre anni ha insistito molto perché lo realizzassimo insieme”. E proprio come Parigi negli anni Cinquanta aveva raccolto il testimone da un altro grande cantante fiorentino, Odoardo Spadaro, dopo averne ricantato tutte le canzoni più famose a cominciare da La porti un bacione a Firenze, oggi con questo album Andreaggi ha raccolto il testimone da Parigi: “Come lui anch’io cantavo le canzoni di Odoardo Spadaro, avevo cominciato da bambino cantandole con mia nonna. Una passione cresciuta negli anni e così qualche anno fa scrissi una lettera a Parigi chiedendogli un incontro: mi rispose solo mesi dopo, scusandosi, perché la lettera si era persa dietro alla sua cassetta della posta”.

L’incontro avvenne nella casa di Parigi piena di quadri, nella parte Sud di Firenze: “A casa sua nacque questa bellissima amicizia, mi disse subito ‘mettiamoci al pianoforte e fammi sentire come canti’. Poi arrivò la sua proposta di incidere i successi che aveva cantato in America e che in Italia non erano mai arrivati. All’inizio rifiutai, non mi sentivo all’altezza, ma alla fine ho accettato: un grande catalogo, Parigi ha inciso più di 5 mila canzoni mentre Claudio Villa, con il quale partecipò al Festival di Sanremo nel 1955, si era fermato a 3 mila”. Nel disco trovano spazio anche brani italiani, Amici miei scritta per il progetto dell’omonimo film di Pietro Germi, prima che per la sua morte il film passasse nelle mani di Mario Monicelli, e I magnifici undici, altro brano per la squadra della Fiorentina scritto con Mogol e Donida e interpretata al Dopofestival di Sanremo nel 1964. Bollani suona Serenata celeste in tre versioni e in tre momenti dell’album, mentre Irene Grandi canta in duetto con Andreaggi Cosa sognano gli angeli.

Lorenzo Andreaggi e Irene Grandi 

Nelle tracce dell’album si ritrova in controluce la storia di Narciso Parigi tra Canada e Stati Uniti, dove l’artista fiorentino arriva nel 1951 e comincia a registrare per la Capitol e la Emi, diventando così buon amico di Dean Martin e Frank Sinatra con i quali condivide anche gli impresari. In pochi anni il suo diventa un successo notevole, trova il suo pubblico prevalentemente tra gli immigrati italiani di prima e seconda generazione, ma lo seguono anche molti americani innamorati della melodia italiana e delle belle voci. All’inizio degli anni Sessanta in Canada è ormai una celebrità: il 27 settembre del ’64 un manifesto affianca la foto del “grande stornellatore” di Firenze e di Mina, la “Tigre di Cremona”, per loro sugli spalti del Maple Leaf Gardens, un grande stadio di Toronto, ci sono 15 mila spettatori. Il tour continuerà per altre sette date tra Canada e Usa. “Nei nostri incontri Narciso Parigi mi ha raccontato episodi della sua vita in America davvero indimenticabili” ricorda Andreaggi, “come il pranzo alla Casa Bianca con Ronald Reagan: il presidente degli Stati Uniti preparò per lui un piatto di spaghetti burro e parmigiano, e Narciso mi ha assicurato che erano formidabili”.



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