Naufragio Cutro, il perito della procura deposita la sua relazione: “Da Frontex dati fuorvianti”

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“Le informazioni fornite da Frontex sulla rotta e sulla navigazione sono state molto approssimative se non fuorvianti”. Così a sorpresa, con una consulenza destinata a suscitare polemiche sul ruolo dell’agenzia europea per la difesa delle frontiere, i periti nominati dalla Procura di Cutro definiscono le indicazioni date da Frontex a tutti gli interlocutori istituzionali dopo l”avvistamento nella notte tra il 25 e il 26 febbraio scorso del caicco proveniente dalla Turchia e poi naufragato a Steccato di Cutro con 94 vittime recuperate e ancora tanti dispersi.

L’alibi per i mancati soccorsi

Un parere quello dei periti del pm che sembra fornire un alibi ai mancati soccorsi di quella notte quando nelle sale operative competenti fu deciso di avviare un’operazione di polizia e non di soccorso nonostante le cattive condizioni meteo senza per altro che nessuno uscisse in cerca del caicco che – dicono ora i periti – si avvicinò alle coste calabresi secondo una rotta e con tempi diversi da quelli indicati da Frontex. Ma la stessa perizia, d’altra parte, conferma che alle 3.34 il radar della Guardia di finanza intercettò il caicco ormai a poche miglia dalla costa. Ben mezz’ora prima dell’impatto con la secca ma nessuna motovedetta uscì in soccorso dell’imbarcazione.

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Le responsabilità eventuali nella catena di comando

La relazione dell’ammiraglio Salvatore Carannante è ora agli atti dell’inchiesta condotta dal pm Pasquale Festa che ai periti ha chiesto di stabilire rotta del caicco e dinamica dell’affondamento. Consulenza fondamentale anche nel secondo filone d’inchiesta che vede indagati alcuni ufficiali e sottufficiali di guardia Costiera e guardia di Finanza per stabilire eventuali responsabilità della catena di comando che ordinò di non uscire in mare alla ricerca del caicco naufragato 5 ore dopo l’avvistamento da parte dell’aereo di Frontex. Procedimento in cui si sono costituiti alcuni familiari delle vittime assistiti dall’avvocato Francesco Verri.

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Tutte le incongruenze

Dai dati forniti dall’agenzia europea delle frontiere alla Procura di Crotone viene confermato quanto già era emerso nell’immediatezza del fatto: il velivolo Eagle 1 individua alle 22:26 (ora italiana) un’imbarcazione sospetta, indicandola come “possible migrant vessel”, dandone comunicazione al Frontex Situation Center di Varsavia che a sua volta alle ore 23:02 del 25 febbraio 2023 informa le agenzie italiane: lnternational Coordination Centre Rome di Pratica di Mare, National Coordination Center presso il Viminale e ltalian Marittime Rescue Coordination Centre. In tale segnalazione Frontex comunicava anche che sul ponte era presente una sola persona con possibili altre persone sotto il ponte indicate da una significativa risposta termica dai boccaporti; che la barca aveva buona galleggiabilità, che non c’erano giubbotti di salvataggio visibili, che il mare era forza 4 e che erano state rilevate telefonate satellitari verso la Turchia.

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L’indicazione della rotta nautica errata

Quello che al consulente della Procura di Crotone non quadra sono i dati riferiti dal velivolo di Frontex che indicava oltre alla posizione dell’imbarcazione anche la rotta media seguita e la velocità di 6 nodi. Secondo l’ammiraglio Carannante con queste indicazioni la barca “con i possibili migranti sarebbe dovuta giungere nella zona della baia di Copanello, quindi ben più a sud ovest di Steccato di Cutro” e sarebbe arrivata sulla costa alle 7 del mattino. Tuttavia, esaminando le informazioni sui vari fotogrammi all’infrarosso che ritraggono il caicco in navigazione, dai calcoli del perito emerge “che la rotta media seguita dall’imbarcazione in questo lasso di tempo era di 325 e non 296 come indicato nel rapporto di missione” di Frontex e “con tale rotta, l’imbarcazione con i possibili migranti a bordo sarebbe giunta a Capo Rizzuto, ovvero in una posizione di circa 8 miglia nautiche più ad est dal luogo dove sono stati poi trovati i rottami del relitto”.

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La consulenza tecnica calcola anche che con questa rotta la distanza che l’imbarcazione avrebbe dovuto compiere per arrivare sulla costa “era di circa 38,5 miglia nautiche e non 53” e sarebbe giunta sotto costa alle ore 03:41. Un orario che combacia con quello fornito dai pescatori che si trovavano sulla spiaggia e con le prime richieste di soccorso lanciate dai migranti. “Ciò dimostra – sostiene il consulente – che le informazioni fornite da Frontex in merito a rotta e velocità (296 e 6 nodi) erano molto approssimative se non fuorvianti”. A conferma della sua tesi l’ammiraglio Carannante utilizza anche i dati registrati dal radar di sorveglianza della Guardia di Finanza ubicato in località Campolongo (Isola di Capo Rizzuto) dai quali si evince che l’imbarcazione procedeva effettivamente ad velocità media di circa 7,5 nodi ed una rotta media di circa 317.

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