‘Ndrangheta, condannato a 5 anni di reclusione l’assessore calabrese Franco Talarico, accusato di scambio elettorale

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Pur di conquistare un seggio alla Camera nel 2018 ha scientemente sfruttato uomini e canali di ‘Ndrangheta per rastrellare voti su Reggio Calabria. Per questo motivo, a Catanzaro è arrivata una condanna a cinque anni per l’assessore regionale calabrese al Bilancio uscente, Franco Talarico.

Storico referente dell’Udc in Calabria, Talarico era finito ai domiciliari nell’inchiesta della procura antimafia di Catanzaro “Basso Profilo”, costata un avviso di garanzia e una perquisizione anche all’ex segretario nazionale Lorenzo Cesa, poi prosciolto in istruttoria.

Un “incidente di percorso” per la Giunta guidata dal facente funzioni Nino Spirlì, che ha riaccolto in squadra Talarico fresco di scarcerazione e mai ha messo in discussione né presenza, né deleghe. “È un uomo mite, di grande disponibilità nei confronti dei calabresi” spiegava presidente della Regione facente funzioni. Soprattutto di chi era bravo a garantirgli voti, ha ipotizzato la procura antimafia guidata dal Nicola Gratter e conferma oggi la sentenza del gup Simona Manna.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, per ramazzare voti Talarico ha sfruttato canali e contatti dell’imprenditore Antonio Gallo, terminale economico dei clan crotonesi e reuccio di un impero imprenditoriale costruito sulle commesse pubbliche nel settore dei dispositivi anti-infortunio. In cambio, l’assessore uscente non ha esitato a garantirgli o prospettargli canali, “entrature” e rapporti buoni a “convincere” enti pubblici e società inhouse ad affidargli appalti e commesse per la fornitura di prodotti antinfortunistici prodotti dalla sua azienda.

“Queste cosette, secondo me a Roma pure con questo ragazzo (Gallo ndr) le facciamo…gli passiamo qualche commessa importante” prospettava intercettato Talarico. “Il ragazzo” all’epoca era già notoriamente sotto inchiesta come prestanome dei clan, ma questo all’assessore uscente sembrava importare poco, anzi nulla.

Più volte lo ha incontrato a pranzo e a cena, ci ha preso accordi, gli ha passato o prospettato affari e contatti. E Gallo ha ricambiato. A disposizione dell’assessore uscente ha messo l’entourage dell’ex senatore Antonio Caridi, all’epoca in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e solo di recente assolto dalle accuse, come una rete trasversale professionisti, più o meno noti portatori di voti, elementi del sottobosco politico locale. A portare acqua (e voti) al mulino di Talarico, c’erano anche Antonino Pirrello, titolare di impresa di pulizie con commesse in enti pubblici condannato a 4 anni, e Natale Errigo, imparentato con pezzi da novanta del clan De Stefano-Tegano a Reggio Calabria, al momento dell’arresto impiegato come consulente nella struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. “Noi ti diamo tutta la mano del mondo, due (mani) – spiegava intercettato Errigo – Soldi non ce ne servono, che ne abbiamo… grazie a Dio lavoriamo. Però ci serve un referente”. Missione fallita, per un pugno di voti Talarico ha mancato il seggio. Ma la condanna no, perché anche se l’elezione è sfumata, il reato resta.

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