‘Ndrangheta, le mani dei clan sull’Asp di Reggio Calabria: 14 arresti

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Iniziano ad avere un nome un volto gli uomini che per i clan hanno cannibalizzato l’Asp di Reggio Calabria, due anni fa sciolta per mafia. Su richiesta della procura di Reggio Calabria guidata da Giovanni Bombardieri, questa mattina all’alba i carabinieri del Ros hanno arrestato 14 persone, tutte a vario titolo accusate associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, traffico di influenze illecite in concorso, tutti aggravati dal metodo mafioso. 

Al centro dell’inchiesta, i fratelli Giuseppantanio e Francesco Michele Tripodi, storici dirigenti dell’Asp di recente deceduti e alfieri del clan nel settore, e il figlio di uno dei due, Fabiano, medico anche lui, ma soprattutto titolare di diverse società attive nel settore sanitario. E’ grazie a loro – è emerso dall’indagine – che il clan della Piana è riuscito a mettere le mani sulla sanità. All’interno dell’Asp – è emerso dall’indagine –  i Tripodi controllavano e decidevano tutto dal direttore tecnico del distretto tirrenico, ad appalti e forniture.

In alcuni casi, al fine di agevolare le società riferibili ai “Piromalli”, è stato riscontrato il ricorso a procedure di affidamento diretto delle commesse – in particolare per i presidi ospedalieri di Locri, Gioia Tauro, Polistena e Melito Porto Salvo – anche grazie a medici compiacenti, ricompensati con utilità varie e indebite provvigioni (variabili tra il 2,5 e il 5 % del valore nominale delle commesse).Sotto il profilo associativo sono emerse sinergie criminali e imprenditoriali nel settore sanitario con la cosca “Molè” i cui esponenti figuravano, unitamente a quelli dei “Piromalli”, nei medesimi assetti societari.

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