Neanche la pandemia scuote la Commissione Bruxelles inchiodata ancora ai dogmi dellausterita

Neanche la pandemia scuote la Commissione: Bruxelles inchiodata ancora ai dogmi dell’austerità

La Republica News
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A rovistare nel dibattito tecnico di questi mesi di crisi dell’economia, emergono nitidamente due distinte immagini d’Europa, diverse sia per l’armamentario intellettuale, sia per la flessibilità ideologica. Ma non sempre queste immagini stanno dove di solito ce le immaginiamo, a conferma di quanto la pandemia abbia scombussolato il panorama a cui eravamo abituati.Prendete Isabel Schnabel. E’ la componente (tedesca) del board della Bce. Ha appena pubblicato un articolo sulla “zombificazione” dell’economia. Preparatevi, infatti, perché, nel giro di un anno, questi allarmi sulle aziende zombie tenute in piedi dai generosi sussidi statali anti-Covid e da banche compiacenti saranno un concerto assordante, soprattutto a Nord. Che dice, dunque, la Schnabel? Certo che il rischio esiste, dice l’articolo. Sussidi e tassi d’interessi stracciati per via di una politica monetaria generosa tengono in piedi un’azienda che, in condizioni normali, sarebbe decotta e le banche continuano a prestarle soldi, perché se fallisce devono cancellare i loro crediti. Anzi, più le banche sono fragili e più si affannano a salvare imprese pericolanti, per non danneggiare i loro, di bilanci. Ma le aziende decotte che continuano a funzionare riducono la produttività, sottraggono credito alle aziende sane, distorcono la concorrenza. Insomma, si ingessa l’economia. Un disastro, si sarebbe detto, di solito, a Berlino.
Niente affatto, dice invece adesso la Schnabel: questo vale per le crisi normali. Questa volta è differente: gli zombie non sono sempre uguali. La pandemia ha messo in crisi settori e aziende, che, altrimenti, sarebbero andati benissimo. Quindi, niente fretta: molti che sembrano zombie non lo sono affatto. Quel ristorante con l’acqua alla gola, appena finita la pandemia tornerà a fare soldi a palate. E allora? E allora, pazienza e cautela. Prima di togliere il fiato alle imprese che forse non sono zombie, bisogna pensarci bene. Anzi, più che con debiti interveniamo con capitale fresco, a lunga scadenza. Di boom del debito e del disavanzo pubblico, la Schnabel non sembra preoccuparsi.Mentre fra Berlino e Francoforte si ragiona in questo modo, a Bruxelles sembra di tornare indietro di dieci anni, alla crisi del 2010. A livello politico non si vede. Ma a quello tecnico, che ne fa da presupposto, sembra di essere rimasti alla crisi greca. Nelle recentissime raccomandazioni della Commissione riappare, infatti, la persecuzione dell’output gap. E’ un concetto ostico: misura la differenza fra il Pil che produrrebbe una economia a pieno regime e la stessa economia nella situazione attuale. Più piccolo il gap, più i problemi di quella economia non sono contingenti e passeggeri, ma strutturali. Uno stimolo, come un aumento del deficit pubblico, non curerebbe la malattia, ma aggraverebbe gli squilibri. E’ il fondamento intellettuale della politica di austerità che ha piegato l’Europa all’inizio del decennio. E adesso, come va l’output gap? Molto male: la pandemia, dice il documento tecnico della Commissione, lascerà cicatrici gravissime e indelebili. L’output gap tedesco si riduce dal 5 per cento del Pil nel 2020 al 2 per cento nel 2022, quello francese dall’8 al 2 per cento, il divario italiano dal 10 al 4 per cento. E’ una sorta di pessimismo cosmico: per ogni punto di Pil perso nel 2020, via Covid, in Europa, più di metà è persa in via strutturale, per un tempo indefinito.Il calcolo dell’output gap è un esercizio econometrico e statistico, basato su parametri discutibili e, nel caso della Commissione, apertamente contestati. In linea di principio, però, quando a fine 2022, tornerà in vigore il Patto di stabilità quel calcolo dovrebbe tornare alla base delle direttive ai singoli paesi. Un gap cosìridotto si traduce automaticamente nell’appello ad una robusta stretta al disavanzo pubblico. Alla faccia, ad esempio, delle preoccupazioni di Isabel Schnabel sullo strangolamento di aziende ancora sane. Nel dibattito sulla formulazione di nuove regole per il Patto, a cui sta lavorando Paolo Gentiloni, disinnescare la mina dell’output gap pare una priorità.


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