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Nel 2020 sale ancora la fiducia degli italiani nelle banche: merito anche di vigilanza e governo

La Republica News
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MILANO – Le banche italiane che non t’aspetti vedono aumentare, in controtendenza, il tasso di fiducia dei clienti, in generale e nei vari servizi finanziari. Lo ha rilevato l’Edelman Trust Barometer 2021, indagine globale realizzata da una delle maggiori agenzie di comunicazione al mondo, che ha sondato 33 mila persone in 28 Paesi. Negli ultimi 12 mesi il tasso di fiducia nelle banche italiane è salito del 4% al 41%, sui livelli di Francia, Germania e Giappone (qui c’è un tonfo del 14%), e a fronte di un meno 3% complessivo: anche se l’Italia bancaria è sempre distinta da una scarsa fiducia di fondo (è 23esima su 28).   

L’effetto delle misure pubbliche

La ricerca si sofferma più sui numeri che sui giudizi, ma non si può non notare che la situazione risenta degli ultimi fatti eccezionali. Fin dal primo lockdown 2020, la Bce intervenne con tagli ai tassi d’interesse e dando flessibilità contabile agli istituti (il mantra del presidente della vigilanza europea, Andrea Enria, fu: “Le banche nella crisi 2008 sono state parte del problema, ora vogliamo siano parte della soluzione”), e in parallelo il governo ha veicolato tramite le banche l’ossigeno finanziario al Paese colpito dalla pandemia, con le garanzie pubbliche ai prestiti – ormai più di 175 miliardi tra Mcc e Sace – e le moratorie per sospendere le rate di vecchi crediti, che ammontano a 300 miliardi.

Le risposte degli italiani a Edelman sembrano confermare che gli istituti stiano interpretando a modo il copione assegnato. Il settore dei servizi finanziari ha registrato la crescita più alta in Italia nel 2020, e conferma gli “importanti progressi conseguiti dai servizi finanziari nella costruzione di un solido rapporto di fiducia dopo la grande crisi del 2008, e smentisce la tradizionale narrazione negativa”, come ha detto la vicepresidente del gruppo in Italia, Claudia Galeotti. Nel 2012 la fiducia nelle banche nostrane era ridotta al 22%. Quanto ai servizi finanziari nel complesso, 10 anni fa gli italiani fiduciosi erano il 32%, mentre l’edizione di quest’anno ha visto un 42% di fiducia (+1% dal 2020). Il Paese è in controtendenza rispetto al dato globale, che vede i servizi finanziari perdere 5 punti rispetto al 2020 (con 20 paesi su 27 in calo), e supera Germania, Giappone, Spagna, Francia. Al di là dei miglioramenti che gli istituti domestici hanno fatto registrare nella solidità patrimoniale e nella qualità dell’attivo, è difficile non scorgere come prima differenza, tra la crisi dei mutui Usa 2008 e quella del coronavirus 2020, un diverso approccio di regolatori e mano pubblica: allora con un approccio prociclico che amplificò le ricadute finanziarie, oggi all’opposto.

L’andamento dei singoli servizi finanziari

I miglioramenti dei servizi finanziari sono confermati anche nei singoli ambiti: le carte di credito, sempre più utilizzate causa acquisti in remoto e voglia di ridurre i rischi sanitari legati all’uso del contante, dal 2013 hanno guadagnato il 15% salendo al 55% di fiducia (malgrado un lieve calo l’ultimo anno), mentre la consulenza finanziaria è arretrata di 3 punti al 38%, ma dal 2013 segna +13%. L’edizione 2021 analizza per la prima volta la fiducia nei confronti delle criptovalute e dei pagamenti digitali: bitcoin e simili in Italia piacciono al 29% del campione, ed è il dato più alto tra i paesi europei analizzati (in generale i cittadini di 21 dei 28 Paesi considerati non hanno fiducia nelle criptovalute), mentre nei pagamenti digitali ha fiducia il 52% degli italiani, al secondo posto in Europa dopo l’Olanda e avanti rispetto a Usa, Germania, Spagna, Francia, Regno Unito, Giappone.





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