Nel deserto della tundra c’è un giardino: è la tana della volpe artica

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Alcuni splendidi paesaggi del nostro Pianeta, come le vallate umbre o le terrazze filippine dove si coltiva il riso e perfino alcune zone della foresta amazzonica, sono frutto di un lento ritocco attuato dall’uomo nel tempo. Non siamo però gli unici a operare una continua trasformazione della natura. Interventi che cambiano l’aspetto dei luoghi vengono infatti effettuati da molti altri organismi e animali, che vanno dai castori ai lombrichi. Per esempio in Canada l’orso bruno, grazie alle sue feci ricche di azoto, nutre l’abete bianco e rende più facile la sua distribuzione. Le otarie favoriscono erbe e muschi che crescono lungo le coste.
 

Modificano il proprio ambiente anche le volpi artiche. Scienziati dell’Università del Manitoba, Canada, hanno scoperto che nella gelida e poco fertile tundra dove vivono questi canidi di piccole dimensioni, intorno alle loro tane spuntano veri e propri giardini, macchie di colore in un paesaggio dominato dal marrone. Intorno alle tane si accumulano infatti resti organici, che funzionano da concimi e fanno crescere specie come salici, erba di limo, piroletta, garofanino maggiore, falso mirtillo, lichene delle renne, molto meno frequenti nelle altre aree. Inoltre le volpi usano le stesse tane anche per oltre un secolo, dunque l’effetto è ancora più evidente e non ne guadagna soltanto la vegetazione, perché questi giardini diventano un punto di ristoro per altre specie, per esempio gli orsi.
 

“Le volpi artiche hanno piccole dimensioni, pesano 3-4 chili. Hanno però la caratteristica di essere molto prolifiche, fanno 20 cuccioli all’anno, tanto che non sono a rischio proprio grazie a questo potenziale riproduttivo. Intorno alle loro tane c’è molta vita. E nelle zone da loro frequentate la vegetazione forma isole ecologiche dove, grazie alla fertilizzazione, prospera per molto tempo”, spiega Enrico Alleva, etologo dell’Università Sapienza di Roma.

Secondo uno studio, sempre dell’Università del Manitoba, hanno un comportamento simile alla specie artica anche le volpi rosse, comuni in Europa e in Italia, che negli anni hanno progressivamente colonizzato areali a Nord, che prima erano loro preclusi a causa del clima troppo rigido. Il riscaldamento globale nel corso dell’ultimo secolo ha però fatto sì che si spingessero fino all’Artico. E questo tipo di animali, sebbene onnivoro, grazie al suo comportamento ha un effetto importante sulle specie vegetali e sulla loro varietà. “Nonostante le volpi rosse occupino la più ampia distribuzione di qualsiasi carnivoro terrestre a livello globale, solo pochi studi fino ad ora avevano esaminato il loro impatto sulla vegetazione, anche nelle foreste temperate e negli ecosistemi di prateria”, sottolineano nello studio i ricercatori dell’università canadese.

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Il motivo per cui ciò avviene è dovuto alla continua deposizione di escrementi, urina, avanzi di prede, che decomponendosi nutrono il suolo e influenzano la diversità e la crescita delle piante. L’azoto e il fosforo, sostanze fondamentali per la crescita dei vegetali, sono di solito disponibili in quantità molto limitate nei terreni boreali. Grazie alla loro presenza maggiore, dovuta alle volpi, la biomassa arriva a essere fino a 2,8 volte superiore. L’urina è molto concentrata perché in inverno le volpi bevono molto poco. Cambia anche l’attività dei microrganismi terricoli e la terra risulta molto più arieggiata. Lo scavo per costruire nuove stanze sotterranee fornisce nuovi punti dove le radici trovano più spazio. Vengono facilitate anche sia la dispersione che la germogliazione dei semi di specie che possono essere già presenti ma avere difficoltà ad emergere.

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Inoltre una buona tana, una volta realizzata, dura a lungo, viene passata di generazione in generazione. Le migliori si trovano sopra a creste, rialzi, tumuli, rive di fiumi. Alcune hanno addirittura centinaia di anni. È evidente dunque che nei dintorni, dove c’è un continuo apporto di materiale in grado di concimare, non può che svilupparsi una selva che poi viene frequentata sia dalle prede, nel caso della volpe artica i lemming, sia da caribù e altri erbivori.
 

Qualcosa di simile capita anche in Europa. “Le nostre volpi rosse hanno un importante ruolo nelle reti ecologiche perché favoriscono la presenza di altre specie. Le loro tane sono spesso utilizzate anche da tassi e istrici, con i quali possono arrivare a coabitare.  È un sistema di condivisione che non li fa entrare in competizione perché hanno una ecologia diversa. La volpe onnivora, il tasso insettivoro, l’istrice, un roditore, mangia radici, dice Marco Antonelli, zoologo del Wwf Italia.

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”Come tutti i carnivori recuperano vari tipi di prede e anche rifiuti creando punti di accumulo per conservare il cibo che poi portano ai piccoli di notte. E altri organismi ne possono approfittare. Le nostre volpi vivono però in tutt’altra situazione, ovvero abitano una delle regioni a più elevata biodiversità. E spesso vivono in zone molto antropizzate. Le loro tane sono sparse sul territorio, spesso vicine all’uomo che ha già alterato profondamente i dintorni. Il loro effetto dunque non è così accentuato e visibile”, conclude Enrico Alleva.

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