Nelle osterie di Gianni Mura tra carte e risate: “Ci manca il suo cazzeggio creativo”

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“Era diverso, aveva una marcia in più. Con una parola apriva squarci verso la curiosità per lo sconosciuto, svuotava il pieno e riempiva il vuoto “. A un anno dalla morte del grande giornalista di Repubblica, ripercorriamo grazie a due dei suoi ristoratori di fiducia aneddoti, abitudini e curiosità di Gianni Mura. “Ogni volta che andava in vacanza o al Tour de France – racconta Gerry Mele dell’osteria “Al Vecchio Porco” – mi mandava delle cartoline. Sembra una roba del secolo scorso, ma Gianni era così. Qui ha portato tanti sportivi, da Bartali, a Bearzot, da Ancelotti a Velasco”. “Le serate tiravano fino all’alba con lui che – dice invece Angelo Bissolotti della “Osteria del Treno” – non era solo sport e cibo ma uomo di poesia”. “Gianni – ricorda Mele – non amava mangiare robe ricche o sfarzose, al caviale preferiva il salame e al foie gras le alici di Sciacca. E così avanti, con i giochi di mnemonica o la scopa liscia fino a notte fonda”.

di Andrea Lattanzi

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