Nello sprint per il vaccino Moderna tenta il sorpasso Il nostro e efficace al 945

Nello sprint per il vaccino, Moderna tenta il sorpasso: “Il nostro è efficace al 94,5%”

La Republica News
Pubblicità

La scacchiera comincia a riempirsi. Presto muovere tutti i pezzi richiederà strategia. Ieri anche la biotech americana Moderna ha annunciato la misura di efficacia del suo vaccino contro il coronavirus: 94,5%. Il 9 novembre Pfizer e BioNTech avevano dato il 90%. Due giorni dopo era arrivata la Russia, con il 92% per il suo Sputnik 5, che al momento però non è destinato a giocare sul terreno europeo.Moderna, che ha ricevuto l’enorme cifra di 2,5 miliardi di dollari dal governo Usa, destinerà tutte le dosi del 2020 (20 milioni) al suo Paese. Dal 2021 comincerà a guardare anche agli altri, con 500 milioni-un miliardo di dosi previste per l’anno prossimo. L’azienda ha concluso accordi con Israele e Qatar e sta trattando con l’Europa. A differenza del vaccino di Pfizer, che va trasportato a meno 80°, quello di Moderna si accontenta di meno 20 per sei mesi, 2-8 gradi per 30 giorni e temperatura ambiente per 12 ore. Ha bisogno di un richiamo dopo 4 settimane.
Anche la biotech americana ha affidato i dati di efficacia solo a un comunicato dell’azienda, dopo il (quasi) completamento della fase 3 della sperimentazione. La pubblicazione scientifica con i dettagli è annunciata per le prossime settimane. Il vaccino di Moderna (più 7,5% ieri in Borsa) è stato somministrato a metà dei 30 mila volontari dei test. L’altra metà ha avuto un placebo. Dall’inizio delle somministrazioni, il 27 luglio, si sono infettati 95 volontari. Fra loro, 90 avevano ricevuto il placebo, 5 il vaccino. Nessuno degli 11 malati gravi apparteneva al gruppo dei vaccinati. Un dato che fa ben sperare sulla capacità di Moderna di prevenire i sintomi gravi, e su cui Pfizer non aveva dato dettagli.La corsa al vaccino a questo punto si fa tiratissima. Una settimana fa si sperava in un’efficacia di almeno il 50%: soglia minima fissata per l’approvazione. «Il 60-70% sarebbe un sogno» rispondeva agli intervistatori l’immunologo americano Anthony Fauci. Il Niaid da lui diretto (National institute of allergy and infectious diseases) ha collaborato in modo stretto con Moderna nello sviluppo e nei test. E ieri un Fauci entusiasta parlava di «risultato impressionante» e di «passo avanti che avrà un grosso impatto sulla pandemia».Ma la partita dei vaccini è più complicata di così. Nelle prossime settimane sono attesi i risultati di AstraZeneca, che ha lavorato con l’università di Oxford e collaborato con l’Irbm di Pomezia. All’inizio del 2021 arriveranno altri colossi come Johnson&Johnson e Sanofi. «Se avessero un’efficacia inferiore all’80%, si porrebbero seri problemi di etica», fa notare Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco. «Teoricamente, un vaccino al di sotto di standard all’improvvisodiventati altissimi non dovrebbe nemmeno essere approvato».Il problema probabilmente non si porrà per AstraZeneca, che nelle prime fasi dei test è andato bene, così come il vaccino tutto italiano di ReiThera, che sta completando la fase uno con i volontari più anziani. «Ma se i dati finali ci mettessero di fronte a una forte disparità — riflette Magrini — dovremmo scegliere bene quale strategia adottare». E quali pezzi muovere per vincere.


Go to Source