“Nessun golpe, è stata una messinscena”. L’accusa del dissidente Ilya Ponomaryov

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Un “russian job”. Un’operazione russa, per russi, le cui vere sfumature sono capite solo dai russi. Questo è stato il golpe a metà di Prigozhin, per l’imprenditore dissidente Illya Ponomaryov. “Una messinscena, qualcosa di combinato”, dice a Repubblica l’ex deputato della Duma e attuale leader politico della Legione “Libertà alla Russia” che combatte con gli ucraini e si è resa protagonista nelle scorse settimane delle incursioni nella regione di Belgorod.
 

A quale scopo?
“Putin aveva bisogno di creare una minaccia per fare pulizia di alcune élite russe diventate troppo orientate all’opposizione, perché si sono convinte che la situazione in Ucraina non stia andando secondo i piani e che lui stia fallendo. L’altro scopo era dare un segnale all’Occidente, già predisposto a temere che il successore di Putin possa essere peggiore di Putin”.

Una messinscena che è costata la vita a 15 soldati dell’esercito regolare, con alcuni elicotteri e un aereo abbattuto. Come si può considerare tutto questo una finzione?

”Prigozhin è una persona molto fidata per Putin. Hanno un rapporto stretto da molti anni, è la persona adatta per questo tipo di incarico speciale”

Però è un fatto che Putin ne esca molto indebolito, un leader che non è più capace di controllare il Paese.

“Ha ragione, ma allora quale dovrebbe essere la conclusione? Se non ha più il controllo totale della Russia e poi ci sono persone molto cattive in giro, che indicazione se ne deve trarre? Che bisogna aiutarlo a non perdere il controllo, altrimenti il grande pulsante rosso delle armi nucleari potrebbe finire in mani molto sbagliate. Esattamente ciò che Putin sta dicendo, implicitamente, al mondo”.

Col rischio di perdere l’appoggio della popolazione russa?

“Ma per i russi è visto come l’eroe che da solo ha fermato la ribellione e il dannato traditore. Putin e Lukashenko hanno convinto il cattivo a tornare a casa. Questo ha visto il popolo russo”.

Gli analisti occidentali la vedono nel modo opposto. In ogni caso, quali conseguenze avranno sul Cremlino i fatti di sabato?

“Penso che il ministro Shojgu e il Comandante in capo Gerasimov verranno rimossi. E Putin comincerà una grande epurazione interna, eliminando chi ha dimostrato slealtà. Ci sono stati alcuni membri del parlamento, anche di alto rango, e persino un vice primo ministro, che sono fuggiti all’estero. Putin non li perdonerà. Così come si ricorderà degli uomini d’affari che se ne sono andati a bordo dei jet privati. E anche degli ufficiali che si sono rifiutati di combattere contro la Brigata Wagner durante la marcia su Mosca. Putin ha eseguito uno stress test del sistema, per così dire”.

Ha degli elementi concreti, al di là della sua convinzione personale, per affermare che si è trattato di una messinscena?

“Ce ne sono diversi. Primo: Prigozhin non è andato direttamente a Mosca, ma ha deciso di prendere prima Rostov, che è nella direzione opposta. Secondo, il tragitto che all’inizio ha seguito con i suoi mercenari era lungo il confine ucraino, dove è pieno di soldati dell’esercito regolare, quindi il tragitto meno favorevole da un punto di vista strategico. Tant’è che passa su un ponte molto lungo, e se Mosca lo avesse distrutto, l’avanzata si sarebbe fermata. Ma Progozhin sapeva di avere la via libera e che sarebbe stato sicuro passare per quella strada. C’è un terzo elemento, che riguarda anche noi della Legione…”.

Quale?

“Sabato mattina volevamo sfruttare la situazione e puntare a conquistare Belgorod, ma abbiamo visto che sul confine le truppe russe erano persino aumentate. Era una trappola, ci aspettavano. Ma mi chiedo: come hanno potuto mantenere così tanti soldati a Belgorod quando ne avrebbero dovuto avere bisogno per proteggere Mosca? Non ha senso. Come non ha senso che a un certo punto Prigozhin incontra Lukashenko, che guarda caso era già a Mosca, e si fa convincere da lui a tornare indietro perché altrimenti Putin si sarebbe vendicato…Mi pare proprio improbabile”.

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