New York, Central Park in deficit: è la prima volta in quarant’anni

Pubblicità
Pubblicità

Per la prima volta in quarant’anni Central Park è in deficit. E stavolta non c’è Spider Man a salvarlo. La pandemia ha cancellato tutti gli eventi più importanti legati al parco metropolitano più famoso al mondo, tenuto lontano le troupe cinematografiche delle saghe di Hollywood e migliaia di donatori, che hanno indirizzato gli aiuti verso altre emergenze, tra cui quella sanitaria.

La Central Park Conservancy, organizzazione no-profit che da quarant’anni si occupa del polmone verde di Manhattan, ha inviato una lettera ai newyorkesi e ai finanziatori per lanciare una gigantesca raccolta fondi. Servono almeno dieci milioni di dollari. “Ora più che mai – ha scritto la presidentessa e Ceo, Elizabeth W. Smith – Central Park ha bisogno del vostro sostegno”.

Le donazioni sono deducibili dalle tasse. Sul sito centralparknyc.org hanno pubblicato le quote mensili per due anni, con cifre che vanno da 33 a 111 dollari. Il 75 per cento del bilancio annuale viene coperto dalle donazioni, il resto arriva dalle tasse municipali.

Negli ultimi undici mesi la pandemia ha provocato un duplice effetto: il ripopolamento naturale del parco e il crollo degli affari. Se con l’abbattimento dell’inquinamento, migliaia di uccelli hanno fatto nido, tra cui il bianco Gufo delle nevi, apparso per la prima volta in 130 anni, la chiusura di attività e l’annullamento di eventi ha finito per creare un buco di bilancio senza precedenti.

Non si girano neanche più film in quella che è considerata da sempre la location classica di ogni scena ambientata a New York, da Spider Man a Ghostbusters, da Hair a Colazione da Tiffany.

Dopo il declino degli anni ’60 e ’70 quando passare dal parco era considerato alla stregua di un piccolo Vietnam in cui cadere vittime di stupri e rapine, con la nascita nel 1980 della Central Park Conservancy è stato avviato un piano di recupero in grande stile.

Vennero investiti subito 800 milioni di dollari per lanciare luoghi di ristorazione e rifare le strade interne. Eventi come la Maratona di New York, o festival di musica e cinema come il Global Citizen e il Central Park Summer Stage hanno richiamato negli anni centinaia di migliaia di persone, e finanziato la manutenzione del parco.

Con la pandemia, è sparito tutto. Sono chiuse molte attività storiche, come l’iconico The Loeb Boathouse, il ristorante Art decò sul laghetto interno reso famoso dal film Harry ti presento Sally, chiusi anche i centri ricreazionali e annullato il “Winter Jam” di febbraio, specie di miniolimpiade di giochi da neve, dal pattinaggio alle gare di slittino e di bocce sul ghiaccio.

“Sesto borgo” di Manhattan dei romanzi di Jonathan Safran Foer o universo parallelo di New York secondo Paul Auster, Central Park vive un periodo di marginalità, al punto che la notizia del primo deficit della storia non ha trovato molto spazio sui giornali.

Dieci milioni non sono considerati cifra da allarme rosso, considerato che siamo a New York, ma intanto gli amministratori sono stati costretti a lanciare un appello.

In questi giorni il parco ha fatto notizia più per il salvataggio di un ragazzo di 14 anni, finito dentro il laghetto ghiacciato, di fronte al Plaza. Un uomo che passava di lì si è calato nell’acqua e lo ha tirato fuori. A conferma di una delle massime più amate dai newyorkesi: “Central Park è il mio posto preferito perché non sai mai chi potrai incontrare”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source