New York Times: “La Cina chiese ai russi di aspettare la fine delle Olimpiadi per dare il via all’invasione”

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PECHINO – “Pura finzione”. Così diplomatici cinesi e russi avevano reagito alle voci circolate una settimana prima dei Giochi invernali secondo le quali Xi Jinping avrebbe chiesto a Vladimir Putin di non fare alcuna mossa durante le Olimpiadi, per non rovinargli la festa (come del resto già fece il presidente russo durante la manifestazione del 2008, sempre a Pechino, con la guerra in Georgia). E però queste voci ritornano, ancora, adesso. La Cina dunque sapeva dei piani di Putin ed era soltanto preoccupata di non farsi rovinare il grande evento che ospitava in casa? Oppure, come hanno sostenuto molti analisti in queste settimane, semplicemente ha sottovalutato le reali intenzioni dell’amico russo? Sta di fatto che le nuove rivelazioni pubblicate dal New York Times infittiscono ancora di più il giallo. E gettano un’ombra sull’ambiguo equilibrio che sta cercando di portare avanti Pechino riguardo alla questione ucraina.

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Scrive il quotidiano americano, infatti, che “alti funzionari cinesi hanno detto ad alti funzionari russi all’inizio di febbraio di non invadere l’Ucraina prima della fine delle Olimpiadi invernali a Pechino”. Aggiungendo che i cinesi “avevano un certo livello di conoscenza diretta dei piani o delle intenzioni di guerra della Russia prima che l’invasione iniziasse la settimana scorsa”. Nell’articolo si citano, anonimamente, alcuni funzionari dell’Amministrazione Biden e un funzionario europeo i quali a loro volta citano un rapporto di una intelligence occidentale considerato “credibile”. Specificando però, come sostiene una delle fonti,  “che il materiale non indica necessariamente che le conversazioni su un’invasione hanno avuto luogo al livello più alto: cioè tra il presidente Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin”.

I Giochi di Pechino si sono chiusi il 20 febbraio. Il giorno dopo il leader del Cremlino, con un discorso in tv, riconosceva l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk. Tre giorni più tardi sarebbe iniziata l’invasione su larga scala dell’Ucraina.  L’ambasciata cinese a Washington ha subito smentito la ricostruzione definendola una “ipotesi senza fondamento con l’obiettivo di accusare la Cina”, dice la portavoce Liu Pengyu. “Fake news”, dice questa mattina il Ministero degli Esteri di Pechino.

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“L’amicizia tra i due Stati non ha limiti”. Questa era stata la sintesi perfetta delle oltre 5mila parole della dichiarazione congiunta che Xi e Putin hanno siglato qui a Pechino il 4 febbraio, a poche ore dall’inizio della cerimonia olimpica. Nel loro “patto a cinque cerchi” i due si erano scagliati contro la Nato, opponendosi ad un ulteriore allargamento e invitando l’Alleanza atlantica ad “abbandonare i propri atteggiamenti ideologici da Guerra Fredda”. L’Ucraina non veniva mai menzionata ma il riferimento era chiaro. La Nato “rispetti la sovranità, la sicurezza e gli interessi degli altri Paesi, e la diversità delle loro culture e tradizioni, e accetti lo sviluppo pacifico di altri governi”. Ce n’era poi per l’Occidente tutto – Stati Uniti in primis – accusati di “destabilizzare” l’equilibrio internazionale.

Per settimane la domanda che tutti si sono fatti è stata proprio questa: Xi sapeva in anticipo del piano di guerra di Putin? Cosa gli ha detto  Xi, se lo sapeva? Molti analisti si sono convinti che Pechino sia stata colta alla sprovvista. Yun Sun, attenta commentatrice e direttrice del China Centre dello Stimson, lunedì scriveva che “Xi è stato preso in giro”, come dimostrerebbe l’impreparazione dell’ambasciata cinese a Kiev la quale fino al giorno dell’invasione non aveva preparato alcun piano di evacuazione. “Data l’alta importanza per Pechino di proteggere i cittadini cinesi nelle zone di guerra è impensabile che Pechino sapesse ma non si sia preoccupata di prepararsi”, scrive Yun. “I cinesi non si aspettavano una piena invasione russa, e pensavano che la Cina avrebbe al massimo dovuto stare a fianco della Russia il tempo necessario del suo bluff. L’appoggio non voleva essere un assegno in bianco per l’invasione. Su questa ambiguità Putin ha preso in giro la Cina. Laddove i cinesi intendevano un sostegno limitato per le “ragionevoli preoccupazioni di sicurezza” della Russia, Putin ha proiettato un’immagine di sostegno cinese senza “limiti”. Questo termine è stato usato nella dichiarazione congiunta per descrivere la loro cooperazione bilaterale. La maestria del gioco di Putin è che la Cina ora non può respingere le accuse e dire che non sapeva. Se lo facessero, sarebbe come dire al mondo che la Cina è stata presa in giro dalla Russia e che il loro allineamento non è così solido come la Cina voleva far credere agli Stati Uniti”.

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