Niente cellulare sul lavoro neanche con il Covid: la protesta dei lavoratori del commercio

La Republica News

ROMA – La tracciabilità dei contagi si interrompe al supermercato. Neanche la pandemia infatti, denuncia il Cobas Lavoro Privato, rende derogabile il divieto vigente nella quasi totalità delle aziende del commercio di utilizzare lo smartphone durante l’orario di lavoro. Niente App Immuni, dunque, e niente reperibilità se i figli dei dipendenti manifestano sintomi dell’infezione durante l’orario scolastico, spiega Francesco Iacovone, esponente del sindacato autonomo: “Ci sono scuole che hanno annunciato che se i genitori dei bambini con sintomi non rispondono al telefono dopo tre chiamate, verranno chiamate le forze dell’ordine”.Ecco perché il Cobas ha deciso di scrivere al ministro della Salute Roberto Speranza e del Lavoro Nunzia Catalfo per chiedere che intervengano, costringendo le aziende del commercio a modificare i propri regolamenti interni. Il sindacato ha scritto anche alle principali catene del commercio, ricevendo però al momento solo dinieghi, dice Iacovone. Apertura parziale da Unicoop Tirreno, che ha replicato comunicando “l’impossibilità di derogare al Regolamento Aziendale” ma anche, “comprendendo la particolarità del momento”, la garanzia della “disponibilità della rete fissa aziendale. I dipendenti potranno quindi essere rintracciati attraverso la rete fissa presente nei singoli pdv”, conclude la responsabile delle relazioni sindacali.Una disponibilità che però rischia comunque di ritardare gli eventuali contatti tra la scuola e i genitori, replica Iacovone, e che in fin dei conti non risolve il problema del mancato uso dell’App Immuni, “tanto più importante per lavoratori che ogni giorno si trovano a contatto con centinaia di persone”, e che quindi hanno una particolare esigenza di essere tutelati dal rischio di contagio. Lavoratori che qualche mese fa venivano definiti “eroi”, ricorda.”Intervenga il ministro della Salute Speranza – conclude il sindacalista – perché le aziende del commercio cominciano ad inviarci i loro dinieghi e questo, a nostro avviso, mette a repentaglio la salute pubblica e le norme anti Covid”,


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