Nizza il giorno dopo una citta fantasma tra paura e lockdown

Nizza il giorno dopo, una città fantasma tra paura e lockdown

La Republica News
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NIZZA – “Quando accadrà di nuovo?”. Stamani Nizza sembra una città fantasma, complice il primo giorno del nuovo lockdown a causa della pandemìa (“Non ci sono altre soluzioni”, ha spiegato ieri notte ai francesi il primo ministro Jean Castex). Il tram della linea 1 è tornato a percorrere Avenue Jean Médecin: passa davanti alla Basilica di Notre Dame, una mezza dozzina di persone a bordo osserva i fiori e i ceri lasciati ieri sera davanti alla cancellata. Pochi passanti, rare macchine. La gente è prigioniera: del confinement, come lo chiamano qui, ma soprattutto dell’inquietudine. Che silenzio. Ieri le campane di Notre Dame hanno suonato a lungo, oggi la chiesa è chiusa, come tutte quelle della città: lo ha deciso il vescovo, André Marceau. E così la sinagoga di rue Rossini. Davanti alla basilica c’è Aurore, 67 anni, pensionata e parrocchiana. Il lockdown francese permette di uscire di casa a patto di non allontanarsi più di un chilometro. “Abito qui dietro. Non credevo di trovare il coraggio di venire qui, oggi. Penso non ci entrerò mai più. Ho troppa paura”.
Nizza, attentato in una chiesa: tre morti e un ferito grave. Macron: “Francia sotto attacco”. L’aggressore sbarcato a Lampedusa a settembre
dalla nostra corrispondente Anais Ginori 29 Ottobre 2020

La “città martire”, l’ha definita il presidente della regione, Eric Ciotti. È anche il titolo in prima pagina di Nice Matin, il quotidiano locale. La Promenade des Anglais, dove il 14 luglio di 4 anni fa morirono 87 persone in un attentato, dista un chilometro dalla chiesa teatro ieri mattina del barbaro assalto in cui Brahim Aouissaoui ha ucciso a coltellate due donne e il sacrestano. Il ragazzo è ricoverato all’ospedale Pasteur: è grave, non è in pericolo di vita, potrebbe essere interrogato nel corso della giornata. “Nel reparto di rianimazione ha tolto un posto ad un malato di Covid”, attacca Ciotti, che ha chiesto al presidente Macron “la sospensione dei flussi migratori verso la Francia, in particolare alla frontiera di Ventimiglia”. È da lì che non più di una settimana fa è passato il giovane tunisino, arrivato a Lampedusa il 20 settembre scorso. “Non possiamo combattere l’islamo-fascismo con le leggi attuali: dateci i mezzi per battere il nemico”, gli fa eco Christian Estrosi, sindaco della città. “La libertà fondamentale è quella di vivere, vivere sicuri. Bisogna limitare il diritto di asilo, o sospendere certe convenzioni internazionali”. 
 “Quando accadrà di nuovo?”. La domanda che tutti qui si ripetono, non è “se”. È “quando”. Con quasi 3.000 telecamere, una ogni 120 abitanti, Nizza è tra città più videosorvegliate d’Europa. Dopo l’attentato del 2016, poi. Estrosi ha imposto controlli ossessivi e la presenza quotidiana di pattuglie armate nelle strade. Ma non era bastato 4 anni fa a fermare Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che al volante di un camion aveva fatto una strage tra la gente in festa, non è bastato ieri mattina per evitare che Brahim Aouissaoui tagliasse la gola a tre vittime innocenti. “D’accordo la presenza di militari, la protezione dei luoghi. Ma abbiamo bisogno di intensificare il lavoro di intelligence, con la collaborazione dei Paesi di provenienza dei terroristi”, sostiene Fréderic Pechenard, già direttore della Polizia nazionale. Richard Giannotti, comandante della polizia municipale di Nizza, racconta l’intervento dei suoi 4 uomini, ieri mattina. “È stato un fedele, a fuggire dalla chiesa e dare l’allarme. È uscito di corsa, ha avvicinato un poliziotto. Contemporaneamente, un’altra persona ha chiesto aiuto in Avenue Médecin attraverso la bande d’appel (le colonnine con microfono sistemate lungo la strada). I miei uomini sono entrati, il terrorista era in un corridoio nella parte posteriore della basilica. Hanno provato a fermarlo prima col teaser, ma il colpo è andato a vuoto. Allora hanno sparato. Lui gli è venuto contro, il coltello in mano. Gridava: Allah u akbar! Temevano indossasse una cintura esplosiva”. Pierre Fraklin Parmentier, parroco di Nostre Dame, ricorda commosso il sacrestano, Vincent Loquès, 55 anni, padre di 2 figli: “Una persona gentile, sempre disponibile. Forte, dinamico, disponibile. Sorridente. Gli volevamo bene tutti”.



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