No Vax, la procura sequestra la chat Telegram “Basta dittature”

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La procura di Torino ha emesso un decreto di sequestro della chat Telegram “Basta dittatura”, tra gli strumenti di comunicazione di alcuni gruppi No Vax e No Green Pass. Dalla struttura legale del social, non è ancora arrivata una risposta ufficiale e nei prossimi giorni potrebbe essere avviata una rogatoria internazionale. La chat è quella che ha pubblicato, tra i vari riferimenti, i numeri di telefono di Palazzo Chigi, dall’ufficio per la Comunicazione a quello del programma di governo, ma anche di noti virologi e di politici.

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Inviato a Telegram, a un portale, quello della “collaborazione volontaria”: così la procura di Torino ha chiesto alla società di messaggistica istantanea di chiudere le chat come “Basta dittature” in cui sono apparse le minacce dei contrari a vaccini e green pass. Ma ad oggi non è pervenuta alcuna risposta: i canali che secondo l’accusa dovrebbero essere oscurati, restano aperti ed attivi. Nella richiesta di collaborazione con Telegram, che ha sede legale a Dubai, la procura ha spiegato le motivazioni che hanno portato a ritenere grave la situazione. Quegli elementi cioè che rientrano nell’accusa di istigazione a delinquere aggravata dallo scopo di commettere delitti di terrorismo e dall’utilizzo di strumenti informatici e dall’altra per la diffusione illecita di dati personali su larga scala. Erano infatti comparsi la foto dell’ufficio del governatore Alberto Cirio e altri dati personali. Una chat con oltre 40 mila iscritti, centinaia di commenti, in cui venivano presi di mira, con la diffusione di informazioni personali, politici, medici e giornalisti.

Nuova manifestazione intanto ieri: un migliaio di contrari all’obbligo vaccinale e al green pass, si sono dati appuntamento alle 20.30 in piazza Castello, guidati dal referente del gruppo “Variante Torino”Marco Liccione. Se nei prossimi giorni la richiesta della procura continuasse a rimanere senza risposta, l’unica strada sarà quella della rogatoria internazionale. una procedura che richiede tempi lunghi. In queste situazioni è la piattaforma a valutare le richieste delle autorità e stabilire il confine della privacy garantita dalla società con le esigenze di pubblica sicurezza. Gli investigatori proseguono nell’analizzare le chat alla ricerca di elementi che possano condurre a identificare chi si è reso responsabile di reati e con quale consapevolezza. Un lavoro complesso, alla ricerca di tracce lasciate da chi, pensando di essere invisibile, ha magari commesso qualche errore.

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