Non ci resta che sorridere

Non ci resta che sorridere

La Republica News
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Nemmeno la guerra aveva fermato il cinema. Dal giorno della sua invenzione, fino a pochi mesi fa la settima arte non aveva conosciuto saracinesche abbassate. C’è voluto un virus per spegnere le luci in sala. Nel buio silenzioso di questo 2020, tra i pochi momenti di sogno che ci siamo concessi, c’è stato quello di pagare un biglietto e di vederci un film insieme. A distanza, con le mascherine, con tutte le precauzioni, però seduti in sala come se non fosse mai successo niente, a lasciarsi trascinare dentro storie diverse da quella che stavamo vivendo.

Poi, chiusi in casa, tra Natale, Capodanno e la Befana, è arrivato il 2021. Con le poche persone che ci è stato concesso ospitare, abbiamo selezionato commedie da guardarci insieme, a patto che ci facessero ridere. Non è stato affatto facile perché, come diceva il mio caro amico Vincenzo Cerami, per scrivere un film drammatico ci vogliono pochi mesi. Per scriverne uno comico, ce ne vogliono molti e non è detto che ti riesca. A lui riusciva piuttosto bene. Ho rivisto gran parte del repertorio con Roberto Benigni, che dopo tanti anni e tante visioni, mi fa ancora ridere come pochi altri. Il Piccolo Diavolo primo fra tutti, con lo straordinario Walter Matthau e la fantastica diavolessa Nicoletta Braschi che ritroviamo in Johnny Stecchino da sublime mafiosa. D’altronde Cerami e Benigni, con le note di Nicola Piovani, riescono a farti ridere persino ad Auschwitz senza mancare di rispetto a nessuno.

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E poi c’è Ricomincio da capo, un film che non ti annoia mai rivedere. Grazie all’esilarante Bill Murray e alla splendida Andie McDowell, lo potresti guardare giorno dopo giorno, come se ti fossi dimenticato di averlo visto il giorno prima. Così come Quattro matrimoni e un funerale, stessa protagonista e un giovane Hugh Grant in forma smagliante, preso a cazzotti all’altare dalla quasi sposa, gaffeur impenitente che insulta la vecchia fidanzata di un amico per scoprire poi che è diventata sua moglie e che ti commuove nel finale sotto la pioggia battente di Londra chiedendo all’amata Andie McDowell: “Tu saresti d’accordo a NON diventare mia moglie? Credi che il fatto di non sposarmi è una possibilità che in qualche modo potresti valutare per il resto della tua vita?”. Hugh Grant lo ritroviamo anche in Love actually, il cui balletto sulle scale in veste di premier sulle note di Jump for my love delle Pointer Sisters rimarrà tra le scene più esilaranti della storia del cinema, così come la dichiarazione d’amore di Colin Firth in portoghese maccheronico all’amata cameriera di Lisbona. Dance of the Vampires, mal tradotto in Per favore non mordermi sul collo, del genio Roman Polanski. Forse il momento più allegro della sua vita, girato a Ortisei, usata come finta Transilvania. Da consigliare, da rivedere, da studiare. Soprattutto da ridere. Che dire, della danza finale la notte di Capodanno con la bellissima Sharon Tate, unica a riflettersi nello specchio insieme al marito? Un capolavoro. Che ognuno di voi trovi il proprio piacevole divertimento in questo nuovo 2021. Buon anno a tutti.

Sul Venerdì dell’8 gennaio 2021



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