Non solo granchi blu: dallo scorpione al palla maculato, tutti i pesci che il riscaldamento climatico ci porta in tavola. E quelli che fa scomparire

Pubblicità
Pubblicità

Non solo granchi blu. Il Mediterraneo caldo trasforma i nostri menù di pesce. I piatti si svuotano dai ricci, si impoveriscono di alici e sardine, si riempiono invece con le specie aliene di origine tropicale, sempre più comuni sui fondali italiani, come le cicale di mare del Mar Rosso e i pesci coniglio.

Fra i molluschi, una specie aliena insediata da tempo è la conchiglia arca, Anadara kagoshimensis, conosciuta in alcune zone con il nome di Scafarca. “In Adriatico è abbondantissima. È ottima per i ragù di pesce” spiega Ernesto Azzurro, dirigente di ricerca dell’istituto Irbim (Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine) del Cnr ad Ancona.

“Il mollusco ha un colore rossastro dovuto ad un pigmento respiratorio molto simile all’emoglobina, che rende la conchiglia arca capace di vivere anche in mari poveri di ossigeno, ma che lascia perplesso qualche consumatore”.

Il granchio blu

L’estate del 2023 nei mari italiani sta facendo registrare temperature di alcuni gradi più alte della media. “Specialmente a luglio si sono superati tutti i record” conferma Azzurro, coordinatore di Uselt: un progetto del Cnr che promuove l’utilizzo delle specie aliene, e promotore dell’iniziativa Assaggi alieni, tavolate aperte al pubblico con cui biologi e cuochi provano ad avvicinare le nuove specie ittiche ai consumatori.

Accanto all’ormai famoso granchio blu, quest’anno la protagonista della tavola è stata proprio la conchiglia arca. “Lungo le coste dell’alto Adriatico, gli attrezzi da traino normalmente utilizzati per pescare sogliole e gamberi ne possono tirare su in poco tempo una tonnellata. I pescatori in genere la ributtano in mare, ma ora alcune barche si stanno organizzando. Nei primi supermercati è già in vendita, peraltro a basso prezzo”.

Da alcuni anni nelle reti italiane finiscono sempre meno rombi, sogliole, sardine, acciughe e merluzzi, specie amanti del fresco che dove possono si rifugiano negli scampoli più settentrionali del Mediterraneo. La Pinna nobilis è finita nella lista delle specie in pericolo critico: avvistarla è ormai rarissimo. Aumentano invece specie amanti de caldo come i barracuda e i voraci pesci serra.

Per la prima volta quest’estate è stato girato in Italia un filmato del pesce scorpione, anche lui di origine tropicale, buono di sapore ma pericoloso da maneggiare: le spine sul dorso contengono un veleno molto doloroso. Gli avvistamenti al momento sono limitati a Calabria, Puglia e Sicilia, ma la sua velocità di diffusione è proverbiale e la scenografica livrea diventerà probabilmente abituale. Da non portare in tavola è invece il pesce palla maculato, tossico e potenzialmente mortale se ingerito: altra new entry venuta dal caldo.

Il pesce coniglio

Per monitorare i pesci alieni l’Irbim del Cnr e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), con la collaborazione dei progetti AlienFish e USEIt, hanno avviato la campagna di allerta denominata “Attenti a quei 4””. Foto, video e segnalazioni possono essere inviati al gruppo Facebook “Oddfish”.

Delle 1.700 specie presenti nel Mediterraneo, quelle non indigene superano le mille. Tra queste, oltre cento specie di pesci sono arrivate dai mari tropicali attraverso il Canale di Suez, aperto nel 1869. “Il Mediterraneo è una costola dell’Atlantico” spiega il biologo del Cnr. “A partire da cinque milioni e mezzo di anni fa, con l’alternarsi di periodi glaciali e interglaciali, questo mare è stato colonizzato da molte specie atlantiche adattate a temperature fresche, che oggi non se la passano bene”.

Partendo da est, la zona più calda del Mediterraneo, gli effetti del mutamento si propagano col tempo verso ovest e verso le nostre coste. “Ondate di calore sempre più frequenti sono responsabili di eventi di mortalità di massa. Ne sono vittime gorgonie, coralli, ricci, spugne”, prosegue Azzurro, che è anche un provetto subacqueo.

Il pesce palla maculato

“Immergendosi in Grecia, Cipro e Turchia si trovano paesaggi che assomigliano a deserti sottomarini. Sulle rocce crescono quasi solo alghe incrostanti che hanno anch’esse l’aspetto di minerali. Il mare ha un’apparenza priva di vita. E poiché la natura non ama il vuoto, al posto delle specie native si diffondono quelle tropicali e le meduse, divoratrici di uova e larve di sardine e alici.

“Le meduse mediterranee non sono ancora commercializzabili per uso alimentare, ma a me è capitato di assaggiarle e alcuni colleghi hanno preparato un ricettario. Il sapore? Riflette la composizione del loro corpo, fatto per il 95% di acqua”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *